di Manuela Zoccola
IN TRIBUNALE – È stato condannato in primo grado a due anni e tre mesi il cinquantenne, residente nel Braidese, accusato di maltrattamenti aggravati e lesioni ai danni della moglie. La sentenza del collegio giudicante presso il Tribunale di Asti (presieduto da Roberta Dematteis, a latere i giudici Francesca Rosso e Ludovico Astengo) si è pressoché allineata alla richiesta di pena (2 anni e 4 mesi) presentata dal pubblico ministero Davide Greco. Nell’ambito della sentenza sono state concesse all’imputato le attenuanti generiche sulle aggravanti contestate (in base a queste ultime, avrebbe agito in danno della moglie e dei due figli che avrebbero assistito alle condotte violente). L’uomo dovrà anche pagare un risarcimento, con una provvisionale di 15mila euro in favore della moglie e di 5mila euro per ciascuno dei figli.
Il processo, un percorso impegnativo per la donna
L’avvocata Fiona Bianco, che ha rappresentato la vittima, ha commentato: «Per la mia assistita, profondamente provata dalla vicenda, la sentenza di primo grado ha rappresentato un importante riconoscimento della sofferenza vissuta. Il processo è stato per lei un percorso impegnativo, ma anche un passaggio significativo nel consolidare, passo dopo passo, la consapevolezza della legittimità della propria denuncia. Spesso, infatti, per la persona offesa il primo ostacolo è riuscire a dare pieno valore al proprio vissuto e alla scelta di rivolgersi alla giustizia. L’elaborazione di quanto subito, tuttavia, richiederà ancora tempo».
La parola alla difesa
Tra circa 90 giorni si conosceranno le motivazioni della condanna e i relativi dettagli. Intanto, l’avvocato Piermario Morra, difensore dell’uomo, ha annunciato che chiederà l’appello, dichiarando: «Nel massimo rispetto per la sentenza del Tribunale astigiano, che ha ben governato un processo articolato e complesso, riteniamo che l’imputato non abbia commesso il reato di maltrattamenti assistiti e che non ci sia stata prevaricazione. Bisogna differenziare le crisi tra coniugi dalle condotte che costituiscono reati di abusi».
Ricatta, minacciata e insultata
Secondo quanto emerso nell’istruttoria, nel tempo l’uomo sarebbe diventato intrattabile e irascibile e avrebbe esercitato nei confronti della moglie violenza psicologica, verbale e talvolta fisica (come quando l’avrebbe minacciata di morte e afferrata per la gola o nel caso in cui le avrebbe fratturato un dito). La donna sarebbe stata umiliata e insultata, mortificata e denigrata come moglie e madre, anche davanti ai figli minorenni. Su di lei, inoltre, il marito avrebbe esercitato un forte controllo in ogni aspetto, compresa la spesa, impedendole persino di usare i propri soldi, nonostante la donna lavorasse. L’avrebbe ricattata moralmente, minacciando di portarle via i figli e di suicidarsi. La vittima avrebbe vissuto per anni nella paura, abituandosi a trattenere ogni reazione, fino alla decisione di sfogarsi con un’assistente sociale.

