Tacque: a Montelupo uno spettacolo che interroga il silenzio

L’opera di Maurizio D’Andrea conquista il pubblico tra filosofia e critica sociale

Tacque: a Montelupo uno spettacolo che interroga il silenzio

di Alice Ferrero

CULTURA – Sabato 6 giugno il polifunzionale di Montelupo Albese ha ospitato “Tacque”, lo spettacolo scritto e interpretato da Maurizio D’Andrea, artista albese conosciuto a livello internazionale per il suo percorso che unisce pittura, scrittura e teatro. Una rappresentazione intensa e fuori dagli schemi, capace di coinvolgere il pubblico e di accompagnarlo in una riflessione profonda sul rapporto tra parola, silenzio e identità contemporanea.

Sul palco pochi elementi: alcuni oggetti nascosti sotto un telo, un teschio e i riferimenti filosofici a Kierkegaard, Freud e Heidegger. Un impianto scenico che inizialmente può apparire provocatorio, ma che trova progressivamente una propria coerenza all’interno di una narrazione complessa e stimolante.

Accanto a D’Andrea, protagonista assoluto della serata è stato Alessio Negro, attore di respiro internazionale che interpreta Tacque, figura muta e simbolica. Il suo personaggio attraversa la scena quasi senza parole, affidando tutto alla fisicità, ai gesti e alla costruzione di un linguaggio non verbale estremamente efficace.

Entrando in scena con una sedia, uno sgabello e una valigia, Tacque organizza e riorganizza continuamente lo spazio, sposta oggetti, ne modifica il significato e ne mette in discussione la stabilità. Un’azione silenziosa che diventa comunicazione pura e che conferisce allo spettacolo una forza particolare.

Il dialogo scenico tra i due protagonisti si fonda proprio sul contrasto tra parola e silenzio. Da una parte il flusso verbale di D’Andrea, ironico, incalzante e spesso provocatorio; dall’altra il silenzio consapevole di Negro, che sostiene e al tempo stesso mette in discussione quanto viene detto. Un equilibrio che regge l’intera architettura dello spettacolo.

Il punto di partenza del racconto è la morte di Einstein nel 1955 e la vicenda del suo cervello, sezionato, studiato e distribuito in diverse parti del mondo senza però rivelare alcun segreto sul genio dello scienziato. Da questo episodio prende forma un percorso che affronta temi attuali come l’ossessione per i social network, la ricerca compulsiva di approvazione attraverso i “like”, la progressiva scomparsa dell’inconscio sotto il peso delle notifiche e la costruzione di identità digitali sempre più lontane dalla realtà.

La critica alla società contemporanea è severa ma mai gridata. Lo spettacolo alterna registri sarcastici e momenti più lirici, mantenendo costante l’attenzione di un pubblico numeroso che ha seguito con partecipazione una proposta teatrale tutt’altro che accomodante.

Attraverso quella che definisce OCI, ovvero Osservazione Civica Introversica, D’Andrea trasforma il proprio sguardo sulla società e sull’animo umano in un’esperienza teatrale che richiama anche la sua produzione artistica pittorica, da sempre orientata all’esplorazione delle profondità della psiche.

“Tacque” lascia il segno proprio perché non si esaurisce con la fine della rappresentazione. Il significato continua a maturare nella mente degli spettatori anche dopo il ritorno a casa, come accade davanti a un’opera lasciata volutamente incompleta. Un invito a riscoprire il valore del silenzio in un mondo dominato dal rumore.

Al termine della serata Maurizio D’Andrea ha ringraziato il noto attore e produttore cinematografico Paolo Giangrassoper i suggerimenti ricevuti durante il lavoro di scrittura e messa in scena, il Teatro di Tela per il supporto logistico alle prove, il Comune di Montelupo Albese per la concessione della sala polifunzionale e l’architetto Barbara Viale per l’organizzazione dell’evento.

A sintetizzare il cuore dello spettacolo sono le parole scritte dallo stesso autore: “E così, quando il rumore finisce, ci accorgiamo che non siamo mai stati liberi, ma solo distratti”.

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