Piemonte, la strategia per una transizione energetica sostenibile

Rinnovabili, idrogeno e data center: la Regione punta su innovazione e tutela del territorio

Fotovoltaico al posto dell’amianto su 200 tetti industriali

AMBIENTE – Indipendenza energetica, innovazione tecnologica e tutela del patrimonio naturale e agricolo. Sono questi i tre pilastri della strategia illustrata dall’assessore regionale all’Ambiente ed Energia, Matteo Marnati, durante il Forum per la transizione energetica del Piemonte, svoltosi il 16 luglio al Grattacielo della Regione alla presenza dei rappresentanti di Enel Green Power Italia, Terna, Gruppo Iren ed Elettricità Futura.

Nel corso dell’incontro, Marnati ha presentato i due principali strumenti della strategia regionale: il nuovo Piano per l’individuazione delle zone di accelerazione terrestri destinate agli impianti da fonti rinnovabili e l’imminente normativa per disciplinare in modo sostenibile la realizzazione dei data center.

La Regione punta a una decarbonizzazione fondata sulla neutralità tecnologica, evitando soluzioni uniche e valorizzando più fonti energetiche. In questo contesto si inserisce anche il Piano Invasi, promosso per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, garantire la sicurezza idrica e realizzare nuovi bacini destinati allo stoccaggio dell’acqua, al sostegno dell’agricoltura e alla produzione di energia idroelettrica.

Accanto a questo progetto, il Piemonte continua a investire sulla Hydrogen Valley e sui biocarburanti di nuova generazione, considerati strumenti fondamentali per ridurre le emissioni nei trasporti pesanti e nei comparti industriali a maggiore consumo energetico.

Completa il quadro la valorizzazione della geotermia per il riscaldamento civile e della biomassa legnosa locale, con l’obiettivo di trasformare residui forestali e agricoli in una risorsa energetica programmabile e a filiera corta.

Sul fronte delle energie rinnovabili, la Regione ha avviato formalmente la procedura di Valutazione di impatto ambientale per il nuovo Piano delle zone di accelerazione terrestri. Il provvedimento introduce un regime autorizzativo ulteriormente semplificato rispetto a quello previsto per le normali aree idonee, con l’obiettivo di ridurre drasticamente la burocrazia e dimezzare i tempi necessari per il rilascio delle autorizzazioni.

La pianificazione regionale esclude in modo categorico le aree protette e i siti della Rete Natura 2000, concentrando invece gli interventi su superfici già compromesse o antropizzate, come tetti di capannoni, aree industriali dismesse superiori ai cinque ettari, parcheggi, discariche e siti da bonificare.

Grande attenzione anche alla crescita del settore digitale. Il Piemonte, infatti, sta registrando numerose richieste di insediamento da parte di grandi operatori interessati a sviluppare infrastrutture per il cloud e l’intelligenza artificiale. Per evitare fenomeni speculativi e limitare l’impatto sulle risorse idriche ed energetiche, la Regione ha avviato la consultazione pubblica sul nuovo disegno di legge dedicato ai data center.

La normativa introdurrà criteri stringenti, prevedendo sistemi di raffreddamento ad aria o a circuito chiuso per eliminare gli sprechi d’acqua, il recupero del calore prodotto dai server da destinare alle reti di teleriscaldamento per edifici pubblici come scuole e ospedali, l’integrazione con impianti alimentati da fonti rinnovabili per l’autoconsumo e la localizzazione preferenziale delle nuove strutture all’interno di aree industriali già riqualificate.

«La transizione ecologica non si subisce, si governa – ha dichiarato l’assessore Matteo Marnati – Con il piano sulle aree idonee dimostriamo che è possibile correre verso gli obiettivi europei proteggendo i nostri campi e l’eccellenza del nostro agroalimentare. Al tempo stesso, diciamo sì allo sviluppo digitale e all’arrivo dei data center, ma solo alle nostre condizioni: chi vuole investire in Piemonte deve garantire il massimo rispetto delle risorse idriche, l’autosufficienza energetica e la restituzione del calore di scarto alle comunità locali. Regole chiare significano trasparenza per le imprese e sicurezza per il territorio».

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