Più che una succursale, una comunità: a Bescurone la Chiesa si fa famiglia

Più che una succursale, una comunità: a Bescurone la Chiesa si fa famiglia

di Lino Ferrero

BRA – Definirla semplicemente la “chiesa succursale” della parrocchia di Sant’Andrea sarebbe non solo riduttivo, ma profondamente ingiusto. Perché la storia della comunità della Beata Vergine del Rosario di Bescurone, a Bra, è la dimostrazione di come un edificio di mattoni possa trasformarsi nel cuore pulsante di un intero quartiere, diventando un modello e un punto di riferimento per tutte le realtà ecclesiali del territorio.

​Le radici: da periferia a centro di vita

​Per capire la bellezza di questa realtà bisogna fare un salto indietro nel tempo, fino al 1976. In quegli anni, la zona di Bescurone si stava espandendo rapidamente. Era un quartiere in crescita, per certi versi più complesso e difficile rispetto ad altre aree della città, e la parrocchia madre di Sant’Andrea appariva fisicamente e idealmente lontana. ​Fu allora che si decise di edificare la nuova chiesa. Nata come una realtà di periferia, la Vergine del Rosario ha saputo compiere un piccolo grande miracolo: trasformare la distanza geografica in una straordinaria opportunità di vicinanza umana. Intorno a quella nuova casa di preghiera è fiorita una comunità ecclesiale viva, dinamica, capace di accorciare le distanze e di inventare un nuovo modo di essere Chiesa.

​I volti e la memoria di una comunità

​Una comunità, d’altronde, è fatta innanzitutto dalle persone che la abitano e che le donano il proprio tempo. A Bescurone sono cresciute generazioni che ancora oggi offrono un contributo instancabile di fraternità. Fare dei nomi è sempre rischioso, perché si rischia di dimenticare qualcuno, ma è impossibile non ricordare figure storiche come Claudio Gallizio o Tom Cossolo, Dino Testa e tanti altri, pilastri di un cammino condiviso. ​Accanto a loro, l’intera comunità ha la fortuna di camminare oggi insieme a un sacerdote speciale: don Adolfo Ferrero. Già missionario Fidei Donum in Kenya, don Adolfo incarna quel modo profondo e accogliente di “fare Chiesa”. Dal 2018, dopo il rientro a Bra (prima alla Casa del Clero a Madonna dei Fiori e oggi nei locali di Sant’Andrea), è diventato il punto di riferimento spirituale e umano di Bescurone.

​Piccoli gesti che profumano di Chiesa primitiva

​Ciò che colpisce chiunque si avvicini a questa realtà è la sua profonda umanità. È una comunità inclusiva, che sa accogliere tutti: anche chi magari non frequenta assiduamente la messa a Bescurone, ma si sente comunque parte di quel tessuto sociale. ​C’è un’attenzione ai dettagli e alla cura reciproca che commuove. Basti pensare a un gesto semplice, quasi d’altri tempi: il premuroso bicchiere d’acqua portato al sacerdote subito dopo l’omelia, per sostenerlo e dargli sollievo nella calura estiva. Sono queste attenzioni spontanee, questi dettagli di quotidiana gentilezza, che fanno respirare lo spirito della Chiesa primitiva, dove la cura del prossimo era la prima regola di vita.

​Una fede che si fa accoglienza e festa

​Al centro della vita di Bescurone c’è sempre stata una scelta di campo ben precisa: la difesa e l’attenzione ai diritti dei più deboli. Una Chiesa che non si chiude in se stessa, ma che guarda agli ultimi come scriveva il Vangelo delle origini e come il Papa ci invita a fare ancora oggi. ​Ma la fede, a Bescurone, sa anche farsi gioia condivisa. Il momento culminante dell’anno è la festa patronale del 7 ottobre, dedicata alla Madonna del Rosario. Ogni anno, un ricco programma di appuntamenti religiosi e civili unisce il quartiere in un grande abbraccio, dimostrando che la periferia può diventare il centro di una bellissima storia di amicizia, fede e solidarietà.

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