di Andrea Olimpi
MUSICA – Al via la seconda edizione del Premio alla Divulgazione Musicale Ezio Bosso, iniziativa nata per sostenere la diffusione e la conoscenza della «musica libera» in Italia.
Le candidature, totalmente gratuite, dovranno pervenire all’Associazione Ezio Bosso entro il 31 ottobre 2026, mentre i vincitori saranno annunciati a gennaio 2027.
Dopo la notevole risposta del mondo musicale, con oltre 140 proposte presentate nella prima edizione, e grazie alla collaborazione di artisti eccellenti, l’Associazione intitolata al compositore e pianista torinese Ezio Bosso ha deciso di snellire le procedure di partecipazione al Premio.
I candidati dovranno inviare all’indirizzo premio@eziobosso.com una lettera descrittiva del progetto, anche senza piano economico. Potranno inoltre avanzare candidature di terzi i membri dell’Associazione, gli amici artisti e i liberi cittadini.
Le proposte saranno valutate dal Comitato Scientifico, che selezionerà i venti finalisti da sottoporre al voto dei soci nel mese di novembre.
La serata di conferimento dei riconoscimenti sarà trasmessa dalla Rai a gennaio 2027, con un nuovo concept pensato in collaborazione con il direttore artistico Filippo Michelangeli, per rendere l’appuntamento uno strumento di intrattenimento e divulgazione musicale.
Il Comitato Scientifico è presieduto da Dominique Meyer, storico sovrintendente dell’Opera di Vienna e del Teatro alla Scala, e comprende Paolo Petrocelli, manager culturale internazionale, Francesco Antonio Pollice, presidente dell’Associazione Italiana Attività Musicali (AIAM) e del Comitato Nazionale Italiano Musica (CIDIM), e il giornalista Gian Luca Bauzano.
L’Associazione Ezio Bosso, nata in seno alla famiglia e ai collaboratori storici del musicista, conta un centinaio di soci.
«L’eredità di Ezio Bosso – è stato sottolineato – ci ricorda che la musica è, prima di tutto, uno spazio di libertà e di incontro. Per questo è importante sostenere un Premio sempre più aperto e inclusivo, capace di riconoscere non soltanto le realtà strutturate, ma anche i singoli divulgatori e le esperienze che nascono dal basso, dove spesso prendono forma le idee più autentiche e trasformative».
