Abitare il piemontese / La parola della settimana è Maràja!

Significa: ragazzino o ragazzina, bambini schiamazzanti, insieme di giovani

Abitare il piemontese / La parola della settimana è Barlet 1

di Paolo Tibaldi 

ABITARE IL PIEMONTESE – Basta pronunciare maràja per immaginare un gruppo di bambini che corre in cortile, ride a squarciagola, si rincorre tra le vie del paese o anima una piazza con la sua incontenibile vivacità. Nel piemontese, maràja indica un ragazzotto, un ragazzino, ma anche un insieme di ragazzi, spesso chiassosi e pieni di energia. Non di rado è un appellativo pronunciato con affetto e tenerezza.

Da questa voce derivano termini altrettanto espressivi: maràjòt, il bimbetto ancora piccolo e inesperto, e marajon, il ragazzone, talvolta un po’ turbolento. Si affianca marmàja, parola che assume una sfumatura più severa e indica una canaglia, una plebaglia o una rumorosa turba di giovani. Di primo acchitto, maràja potrebbe ricordare il celebre Maragià, il titolo dei sovrani dell’India derivato dal sanscrito maharaja (grande re). È però una semplice coincidenza sonora: le due parole non hanno alcun legame.

L’origine di maràja, in realtà, è ancora oggetto di discussione. Secondo una prima ipotesi, potrebbe derivare da una radice celtica marm, con il significato di “piccolo”, da cui discenderebbe anche marmaglia. Un’altra teoria la collega al basso latino mares, “i maschi”, in relazione al francese argot maraille, usato per indicare la gente comune. Il Repertorio Etimologico Piemontese propone invece un’origine da una base prelatina MARRA, “mucchio”, “gran quantità”, oppure una derivazione da marmaglia attraverso il francese medievale marmaille, che indicava un gruppo di bambini vocianti e irrequieti. Un percorso linguistico complesso che testimonia quanto le parole viaggino, cambino forma e significato, senza perdere il loro legame con la vita quotidiana.

Non manca nemmeno un modo di dire: maràja del gir, espressione riferita ai “ragazzi di vita”, giovani sbandati o abituati a vivere di espedienti. Oggi maràja custodisce una grande forza evocativa del piemontese: una parola che richiama il suono delle risate, l’energia della giovinezza e il ricordo di un’infanzia vissuta all’aria aperta, quando bastava una compagnia di amici per trasformare ogni giornata in un’avventura.

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