Incendio all’ex centrale del latte di Alba: stabile inagibile

Escluso l'Eternit sul tetto. Dopo il sindaco interviene il consigliere di opposizione Bolla

Foto servizio di Beppe Malò

ALBA – Dopo il vasto incendio divampato nella serata di venerdì 9 ottobre nell’ex centrale del latte Cappello, in via San Rocco, nella zona del parco Tanaro, proseguono le verifiche dei Vigili del fuoco per accertare le condizioni dell’edificio e le conseguenze del rogo.

A seguito dei sopralluoghi e dei primi rilievi tecnici condotti nell’area, lo stabile è stato ufficialmente dichiarato inagibile dalle autorità competenti.

Sul fronte della salute pubblica, al momento, non sono emersi elementi di particolare criticità o situazioni di allarme ambientale. In merito alle ipotesi circolate nelle prime ore successive all’incendio circa la possibile presenza di Eternit sulla copertura, i riscontri tecnici e la verifica delle immagini satellitari dell’edificio hanno confermato che il tetto era realizzato in lamiera.

Resta invece difficile escludere con assoluta certezza che materiali contenenti amianto potessero essere presenti in altre parti dello stabile. Tuttavia, dalle verifiche effettuate dai tecnici dell’Arpa e dai Vigili del fuoco, non sono state evidenziate particolari criticità.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Alba, con un messaggio rivolto alla cittadinanza, soprattutto per rassicurare i residenti rispetto ai possibili rischi ambientali legati all’incendio.

Alle parole del primo cittadino ha fatto seguito, attraverso i social, l’intervento del consigliere comunale di opposizione Emanuele Bolla, che ha richiamato l’attenzione su un problema più ampio, legato alla presenza di persone senza un’abitazione e alla ricerca di ripari di fortuna negli edifici abbandonati.

«Ecco cosa rimane dopo l’incendio di ieri sera, gestito con professionalità dai Vigili del Fuoco, con l’ausilio dei Carabinieri, della Polizia Locale, del 118 e dei volontari. Oggi si parla di un capannone abbandonato che ha preso fuoco, ma ci troviamo di fronte a qualcosa di più grande: un problema complesso che va affrontato senza ideologia e con serietà. E dobbiamo farlo nella coscienza che la nostra Città non ha le forze per accogliere tutti indistintamente, ma che neppure può permettersi di avere decine di persone senza un tetto sopra la testa che cercano rifugi di fortuna. Su questo tema si deve lavorare con un dialogo aperto, perché nessuno ha la verità in tasca.»

Un intervento che sposta dunque l’attenzione dalle conseguenze immediate dell’incendio a una questione sociale più complessa, quella delle persone che, non avendo un luogo in cui vivere, finiscono per trovare riparo in strutture dismesse, spesso in condizioni di precarietà e potenziale pericolo.

Redazione

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