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Abitare il piemontese / La parola della settimana è Càmoȓa

Significa: tarlo, tignuola, carie, tarma

Abitare il piemontese: la parola della settimana è Possacafé 12

ABITARE IL PIEMONTESE – Un piccolo sabotatore si aggira intorno a noi quotidianamente, così piccolo da risultare invisibile. Oltre a frutta, confetti e cibo, s’insinua spesso e volentieri anche tra mobili e piante, quando non nei vestiti, soprattutto quelli di lana. A seconda dell’oggetto che decide di attaccare lo conosciamo come la carie dei denti, la tarma dei tessuti o quella della farina (pyralis farinalis). Si tratta del tarlo conosciuto in piemontese come càmoȓa (oppure càmola, a seconda delle zone) L’etimo che propongono alcuni vocabolari è il latino volgare camulam (larva). Altri studiosi ipotizzano l’arabo qamlah (piccolo insetto, pidocchio) o qumal tignola). Altri ne riferiscono l’etimo per il classico cariem, incrociato con tamulam (tarma).

Probabilmente il lemma è penetrato dalla Liguria in Piemonte e si è diffuso anche in area lombarda ed emiliana con il commercio medievale dei tessuti orientali, merci che potevano essere “camolate”, ma lo si ritrova anche in Sicilia e nel Sud della Calabria. Talvolta l’aggettivo, oltre a significare le varie declinazioni di dent camoȓà (dente cariato), buffèt camoȓà (credenza tarlata) o vestimenta camoȓà (abito intignato), significa anche butterato, roso dal vaiolo: na fàcia camoȓà. Il camoȓon, invece, è la larva, il grillotalpa, perché di maggiori dimensioni. La camoluȓa è la tarlatura, ossia la polvere prodotta dal tarlo.

È stato entusiasmante intercettare quei modi di dire e proverbi che fanno della càmoȓa, una metafora, un’allegoria tropologica. Tuti ij bòsch ȓ’han ȓa soa càmoȓa (tutti i legni hanno il proprio tarlo); Gavè ȓa càmoȓa (togliere il tarlo) significa anche confessare; il meisin-a camoȓe è il falegname; seȓvel camoȓà (cervello tarlato) si dice di una testa balzana, un individuo che “batte i coperchi”. Nino Costa scrisse una poesia dedicata alla parola di questa settimana che termina in modo sorprendente, poiché tra le tante càmoȓe, ce n’è una che piace, la più dolce e bella:

…e con në sguard ch’am fa cambié color,
t’ëm dise: «L’è la camola dl’amor».

…e con uno sguardo che mi fa cambiar colore,
tu mi dici: «è il tarlo dell’amore».

Paolo Tibaldi 

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