La notte delle emozioni: il Festival di Sanremo 2026 incorona Sal Da Vinci

Spettacolo, commozione e polemiche nella notte finale

La notte delle emozioni: il Festival di Sanremo 2026 incorona Sal Da Vinci

di Pierangelo Vacchetto

SANREMO – La serata finale del Festival di Sanremo 2026 è stata un concentrato di spettacolo, sorprese e momenti di forte intensità emotiva, chiudendo un’edizione destinata a restare nella memoria collettiva. L’ingresso più scenografico della serata porta la firma di Andrea Bocelli, che arriva all’Ariston a cavallo, accendendo l’entusiasmo della platea. L’artista ripercorre la sua storia sanremese con “Il mare calmo della sera”, brano con cui vinse tra le Nuove Proposte, scherzando poi: «Adesso sono pronto a vincere quello delle vecchie proposte». Applausi interminabili anche per “Con te partirò”, riproposta come omaggio al Festival del 1995.

Impeccabile nella conduzione Giorgia Cardinaletti, sicura, elegante e senza esitazioni: una vera professionista, capace di tenere il ritmo della diretta con naturalezza. A metà serata arriva il passaggio di testimone: Carlo Conti annuncia ufficialmente che il prossimo Festival sarà affidato a Stefano De Martino, che guiderà Sanremo insieme a Antonella Clerici. Un annuncio accolto da un Ariston caloroso e curioso.

Tra i momenti più teneri e sorprendenti, l’esibizione di Saif, che canta insieme alla madre, ballando sul palco. A rendere possibile la scena è Samurai Jay, che accompagna la donna in scena, regalando uno dei quadri più familiari dell’edizione. La serata si ferma poi per un momento di profonda commozione: Gino Cecchettin si emoziona visibilmente quando sullo schermo compare il nome di sua figlia Giulia tra quelli delle vittime di femminicidio. L’Ariston si alza in piedi, in un silenzio carico di rispetto e dolore.

La classifica finale vede Eddie Brock al trentesimo posto, Patty Pravo ventiquattresima, Tommaso Paradiso decimo e Serena Brancale nona. I primi cinque, in ordine di estrazione notarile, sono: Fedez & Marco Masini, Arisa, Ditonellapiaga, Sal Da Vinci e Saif.

Il Premio della Critica Mia Martini va a Fulminacci. Dalla Sala Stampa Lucio Dalla a Serena Brancale, il Premio Bardotti Sergio per il miglior testo viene assegnato a “Male necessario” di Fedez & Marco Masini, mentre il Premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale premia Ditonellapiaga. Il Premio TIM dai social è conquistato da Serena Brancale.

La top five finale ribalta le aspettative: quinti Fedez & Marco Masini, quarti Arisa, terza Ditonellapiaga, secondo Saif. A trionfare è Sal Da Vinci, che conquista il Festival di Sanremo 2026 tra applausi, lacrime e un Ariston in festa.

La vittoria di Sal Da Vinci ha il sapore delle storie che sanno aspettare il momento giusto per compiersi. Non è solo il successo di una canzone, ma il riconoscimento di un percorso lungo, coerente e profondamente legato alla tradizione della musica italiana. Sul palco dell’Ariston, Sal Da Vinci ha portato un brano intenso, emotivo, costruito su parole semplici ma sincere, capace di parlare a un pubblico trasversale. Una canzone che non cerca l’effetto immediato o la provocazione, ma punta dritto al cuore, affidandosi alla forza dell’interpretazione.

Il suo trionfo divide, come spesso accade a Sanremo. Da una parte chi applaude il ritorno della grande melodia italiana, dall’altra chi avrebbe preferito scelte più audaci o sperimentali come il giovane Saif o l’esclusione, ritenuta da alcuni immeritata almeno dal podio, di Arisa, o ancora qualche riconoscimento della critica per Ermal Meta.

Sal Da Vinci rappresenta una continuità, un ponte tra generazioni, capace di ricordare che la canzone popolare, quando è autentica, può ancora avere un peso centrale. Questa edizione del Festival consegna così un messaggio chiaro: non esiste una sola idea di modernità, e l’emozione resta un valore decisivo. La vittoria di Sal Da Vinci non è un passo indietro, ma una scelta consapevole che premia la solidità artistica e il rapporto profondo con il pubblico.

Una chiusura intensa, popolare e profondamente umana, che conferma Sanremo come specchio del Paese e delle sue emozioni, diviso, critico, ma sempre legato alle tradizioni.

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