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Operazione Viridis, tre arresti e cinque denunce in Piemonte

Smantellata rete di scambio online di materiale pedopornografico

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CRONACA – Tre arresti e cinque denunce in Piemonte nell’ambito dell’operazione “Viridis”, condotta dalla Polizia di Stato contro la diffusione online di materiale pedopornografico. L’indagine, coordinata dalla Procura di Torino, ha coinvolto diverse province del territorio e ha fatto emergere un contesto composto da persone incensurate e tra loro sconosciute.

Gli arrestati, di età compresa tra i 42 e i 61 anni, sono due residenti a Torino e uno in provincia di Asti. Nel corso delle perquisizioni gli investigatori hanno sequestrato una ingente quantità di materiale informatico, contenente centinaia di file, anche con immagini violente, ora al vaglio degli specialisti.

L’attività investigativa, sviluppata dalla Polizia postale piemontese con il supporto delle sezioni operative di Aosta, Asti, Cuneo e Novara, si è concentrata su ambienti online dedicati allo scambio illecito di immagini e video di sfruttamento sessuale minorile.

Determinante si è rivelata l’attività sotto copertura: gli agenti si sono finti utenti interessati, riuscendo a infiltrarsi nei canali di condivisione illegali e a documentare direttamente gli scambi.

«Il monitoraggio della rete da parte nostra è pressoché continuo, non smettiamo mai – racconta la dirigente Assunta Esposito, alla guida del Centro operativo sicurezza cibernetica Polizia postale Piemonte e Valle d’Aosta – quest’attività era sotto copertura, ma ne finiamo con una e ricominciamo con un’altra».

«È chiaro che abbiamo bisogno di un’autorizzazione ad hoc della Procura per fare questo tipo di attività sotto copertura e stare in rete con dei nickname e contattare questi soggetti e scambiare materiale proibito – continua Assunta Esposito – ed è sicuramente quella più proficua come attività, perché è quella che ci consente poi di avere il riscontro diretto che il nostro interlocutore ha effettivamente del materiale, perché lo scambia con noi. Quindi poi tracciando la connessione arriviamo ad identificarlo, come in questa operazione e infatti poi le perquisizioni si sono rivelate positive».

L’inchiesta, coordinata dalle pm Valentina Sellaroli e Chiara Maina, ha evidenziato come i soggetti coinvolti non avessero precedenti penali e non si conoscessero tra loro, risultando quindi insospettabili.

Redazione

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