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Il convegno / Scrivere di ambiente: è fondamentale un giornalismo trasparente

La Federazione settimanali cattolici (Fisc) ha organizzato, con la testata Vita trentina, tre giorni di approfondimenti su questo tema

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La platea di giornalisti che hanno partecipato alla tre giorni: come ospiti sono intervenuti vari esperti.

di Maria Grazia Olivero

«A TRENTO, la città del Concilio, di Alcide De Gasperi e di Chiara Lubich, accogliamo settanta colleghi che intendono riflettere sull’emergenza climatica, ben sapendo che questo significa oggi sporcarsi le mani di petrolio, perché nel nostro mondo interconnesso l’ambiente è diventato arma e bottino per troppi governanti bellicisti». Lo ha scritto Diego Andreatta nel presentare sul giornale che dirige – Vita trentina, al giro di boa del secolo di vita – la tre giorni organizzata dal 16 al 18 aprile, in collaborazione con la Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc).

Come ha indicato in apertura dei lavori il vescovo di Trento, Lauro Tisi, il titolo del convegno, “Pianeta in prima pagina, cronisti del clima”, porta a riflettere su un tema di «grandissima attualità, pure se la questione, che tanta attenzione aveva suscitato dieci anni fa, quando papa Francesco scrisse l’enciclica Laudato si’, sembra al momento derubricata, banalizzata e persino disconosciuta dai media».

Come raccontare

Ma che cosa significa nel concreto puntare la riflessione sull’ambiente per chi, come i giornali locali, grazie al rapporto diretto con i lettori, ha in realtà mai dimenticato di raccontare le sfide, i problemi e pure le tragedie a cui lo scarso rispetto del pianeta ha costretto le popolazioni di tutta Italia? Partendo da questa domanda si sono articolati – attraverso la regia della Commissione cultura della Fisc e degli operatori di Vita trentina – diversi e qualificati interventi, accolti negli splendidi spazi di palazzo Geremia e del polo diocesano Vigilianum, guidati dalle parole del presidente Mauro Ungaro e della vicepresidente Chiara Genisio.

Secondo il vescovo di Verona, Domenico Pompili – che ha promosso, insieme a Carlo Petrini, le comunità Laudato si’, partite proprio da Alba e dal nostro giornale, dopo la pubblicazione dell’enciclica di papa Francesco –, «il fatto che il tema ambientale non sia in prima pagina non deve sorprenderci. In copertina, in questo momento, ci sono le guerre. Eppure, per quali ragioni si fanno le guerre, se non per la ricerca di terre rare o di quei minerali che ci riconducono al punto di partenza, cioè al nostro rapporto con la Terra?».

Pompili ha proseguito: «Tutto è profondamente interconnesso e per raccontarlo occorre un giornalismo trasparente. Sul tema si contrappongono invece due narrazioni: una negazionista, che anche di fronte all’evidenza continua a ritenere l’emergenza climatica un falso allarme, e una seconda di segno opposto, potremmo dire “terrorista”, che non riesce a risvegliare le coscienze e a toccare i cuori».

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Monsignor Derio Ollivero

Farsi capire

Illuminante è stato l’intervento di Massimo Bernardi, direttore del Museo delle scienze di Trento, collocato dal 2013 nell’edificio, capolavoro di bioarchitettura progettato da Renzo Piano: «La temperatura globale, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, è schizzata senza alcun dubbio in alto. I cambiamenti che viviamo rappresentano una spaesante rivoluzione cognitiva, oltre che una trasformazione sociale e dei sistemi biotici. Sono almeno 70 anni che gli scienziati ne parlano, sapendo come stanno andando le cose. Eppure non siamo riusciti a spiegarci. Per questo abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti. Non abbiamo una soluzione per risolvere la crisi climatica, piuttosto ne abbiamo tante: tecniche, scientifiche, politiche e culturali. Perciò dobbiamo mettere insieme l’efficacia della scienza, il cui metodo è rodato e aiuta a combattere le falsità, e l’ecologia integrale di papa Francesco, che ci permette di spingere la cura e di reagire all’indifferenza».

Servono parole molto chiare, capaci di arrivare alle persone Olivero: «Oggi le religioni devono stare nello spazio comune»

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Fabio Magro

Dalla giornata di giovedì 16 alla chiusura di sabato 18 aprile i numerosi relatori che si sono susseguiti al convegno di Trento hanno chiamato i presenti alla responsabilità, nella piena consapevolezza che solo un giornalismo capace di parlare in modo diretto, informato e coraggioso, può affrontare, con i mezzi e la preparazione adeguati, le sfide odierne. Lo ha scandito Fabio Magro, referente della comunità Laudato si’ dell’abbazia di Follina, che si trova in provincia di Treviso: «Abbiamo bisogno di una parola che parli, che non abbia paura di essere chiara. Perché una parola neutra, anche se corretta, rischia di dire nulla». Un concetto prezioso per chi opera nella comunicazione. E chiara, in chiusura dei lavori, è stata la lettura del vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, che ha guardato alla comunità cattolica: «In che modo la Chiesa di oggi può abitare
un mondo post-secolare, fornendo il suo contributo importante nello spazio pubblico? Dobbiamo tenere in considerazione che l’epoca dell’incanto, in cui angeli, santi, Dio e Madonna erano di casa, è ormai finita. Al tempo stesso è in crescita una ricerca profonda, uno sguardo spirituale sulla natura, che tuttavia non si rivolge alle nostre chiese. In quest’epoca le religioni non devono più essere alla ricerca di un proprio spazio, ma nello spazio comune, dove sono prioritari il problema dell’ambiente e della pace. Devono mostrarsi capaci di fare da scaletta verso la dimensione dello spirito: dobbiamo stare insieme nel terreno pubblico, capaci di portare la nostra visione del mondo che viviamo».

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