I micun del Giovedì santo: una tradizione che si ripete a San Benedetto Belbo

La ricetta è un po’ diversa rispetto al pane che si acquista normalmente e la cottura avviene in un antico forno. In tutto, i Battuti bianchi ordinano seicento pagnotte

Giovedì sant
©Marcato

di Davide Barile 

A SAN BENEDETTO BELBO  il Giovedì santo è il giorno del rito dei micun, le grandi pagnotte da tre etti consegnate dai confratelli dei Battuti bianchi. Il programma prevede la Messa alle 16 nella chiesa della Madonna della neve celebrata da don Domenico Giacosa. All’interno, i Battuti porteranno le ceste contenenti i pani e, dopo la benedizione, le distribuiranno ai presenti. Una parte sarà destinata alle persone che abitano lontano, ma sono legate in qualche modo al paese.

Romano Schellino, 86 anni, è il secondo più anziano tra i Battuti. «Mi supera un confratello di 92. Siamo dieci, compresi alcuni giovani e insieme cerchiamo di portare avanti la tradizione», afferma Schellino. Un tempo i micun erano preparati direttamente in paese. «Da tanti anni ci rivolgiamo a un fornaio di Monchiero che, già di solito, fornisce il pane ai sanbenedettesi. La ricetta è un po’ diversa rispetto al pane che si acquista normalmente e la cottura avviene in un antico forno. In tutto, ordiniamo seicento pagnotte», dice Schellino.

«Per ripagare le spese la Domenica delle palme effettuiamo una questua tra gli abitanti. Se avanza qualcosa, lo usiamo per beneficenza: in progetto c’è il restauro dell’altare della chiesa. Alla sera, poi, ci troviamo nel salone polifunzionale per mangiare i resti della cena dell’8 marzo e fare un po’ di festa: li abbiamo congelati e sono pronti per essere condivisi con chiunque vorrà unirsi», prosegue Schellino.

La tradizione dei micun sembra risalga al 1100, epoca in cui arrivarono i Benedettini. «Nemmeno le due guerre mondiali hanno fermato il rito. Abbiamo dovuto saltare soltanto un anno durante la pandemia», conclude.

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