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Treiso, la camminata del 25 Aprile: memoria, coscienza e responsabilità (FOTO e VIDEO)

Treiso, la camminata del 25 Aprile: memoria, coscienza e responsabilità

di Pierangelo Vacchetto

TREISO – Nella serata del 25 aprile la tradizionale camminata ha riunito cittadini, istituzioni e associazioni tra i rappresentati dell’Anpi, il sindaco di Alba, Alberto Gatto e alcuni componenti l’amministrazione albese, in un percorso che è insieme cammino fisico e viaggio nella memoria. Un gesto semplice, salire lungo le colline, che ogni anno si rinnova come atto collettivo di ricordo e di impegno civile nel segno della Liberazione. Non si è trattato soltanto di raggiungere un pilone o un luogo simbolico, ma di attraversare una storia fatta di scelte difficili. Davanti ai partecipanti si è posta una domanda che da oltre ottant’anni continua a interpellare le coscienze: che cosa siamo disposti a fare per la libertà?

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Nel suo intervento, il sindaco Andrea Pionzo ha sottolineato il valore profondo della serata: le vite ricordate, quelle di giovani spezzati dalla violenza nazifascista, non appartengono solo al passato ma rappresentano una responsabilità viva nel presente. Erano ragazzi con sogni e paure, chiamati a scegliere in un tempo in cui “non scegliere” significava di fatto stare dalla parte sbagliata. Il 25 Aprile, è stato ricordato, non è soltanto una ricorrenza storica, ma una domanda attuale. In un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni e crescenti divisioni, difendere i valori della libertà, della dignità e del confronto democratico resta un compito quotidiano.

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Il parroco ha richiamato il ruolo della Chiesa e di alcune figure del territorio nei momenti più difficili del Novecento, ricordando come anche nelle Langhe non mancarono resistenze morali e civili al regime. È stata evocata la complessità di quegli anni, in cui parte delle istituzioni si piegò al fascismo, ma non mancarono uomini capaci di opporsi o di cambiare posizione con il maturare degli eventi. Nel suo intervento è emerso anche il riferimento a figure come Pier Giorgio Frassati, giovane torinese che già negli anni Venti dimostrò una chiara opposizione alla violenza squadrista.

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Celebre l’episodio del 1924, quando difese la casa della famiglia in via Vasari a Torino dall’irruzione dei fascisti, annotando poi nel diario: «li abbiamo cacciati via». Il momento più toccante della serata è stato l’intervento di Paola Farinetti, figlia di un comandante partigiano, che ha voluto condividere una testimonianza personale e familiare. Al centro del suo racconto la lettura di un testo del padre Paolo sulla tragedia dei fratelli Ambrogio, tre giovani delle Langhe che pagarono con la vita la loro scelta di libertà: Lorenzo Ambrogio, ucciso nel novembre 1944 durante uno scontro con le forze fasciste; Vincenzo Ambrogio, catturato, torturato e fucilato pochi giorni dopo, sotto gli occhi impotenti della madre e del fratellino; Giovanni Ambrogio, deportato in Germania, tornato malato e morto nel 1945 a soli 19 anni.

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Una vicenda drammatica, resa ancora più straziante dal racconto dell’ultimo gesto del fratello minore, che tentò di portare cibo a Vincenzo prima dell’esecuzione, lasciando cadere a terra una salvietta bianca accanto al corpo. Quel pilone, raggiunto al termine della camminata, non è dunque un semplice monumento, ma il simbolo concreto di una memoria che continua a vivere.

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La serata si è chiusa con un messaggio chiaro: oggi non siamo chiamati a rischiare la vita come allora, ma siamo comunque chiamati a scegliere. A non restare in silenzio davanti alle ingiustizie, a non cedere alla semplificazione e alla violenza del linguaggio, a difendere la democrazia nei gesti quotidiani. Come ricordava Sandro Pertini, la Repubblica non è stata “data su un piatto d’argento”, ma conquistata grazie al sacrificio di molti. Lo hanno ricordato i ragazzi della 5° elementare che oltre ad un testo di Pertini hanno declamato una poesia di Gianni Rodari. Finché continuerà questo cammino, finché una luce verrà accesa nella sera del 25 aprile, il sacrificio di quei giovani non sarà stato vano. E Treiso, con la sua “Camminata”, continuerà a ricordare cosa significa essere cittadini, con la “C” maiuscola.

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