di Andrea Olimpi
TORINO – Una riflessione sul significato del nome Francesco, ma anche un confronto aperto sui grandi temi del presente: la pace, la Chiesa del futuro, il pontificato di papa Leone XIV e il ruolo della diplomazia in un mondo attraversato dai conflitti. È stato uno degli incontri più seguiti della giornata di sabato 16 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino quello che ha visto protagonisti il cardinale Matteo Zuppi e il giornalista Aldo Cazzullo nella Sala 500 del Lingotto Congressi.
“Da Francesco a Francesco: un nome, due svolte” era il titolo dell’appuntamento dedicato al legame ideale tra San Francesco d’Assisi e papa Francesco, due figure che, pur lontane nei secoli, hanno inciso profondamente nella storia religiosa e civile del cattolicesimo. Ma il dialogo si è inevitabilmente allargato anche all’attualità internazionale e alle tensioni geopolitiche di queste settimane.
Tra i passaggi più significativi, le parole di Zuppi sul rapporto tra il nuovo pontefice, papa Leone XIV, e il presidente americano Donald Trump, dopo le recenti polemiche rivolte al Vaticano. “Il papa continuerà a parlare giustamente di pace, continuerà a parlare di scegliere la via del dialogo per comporre i conflitti”, ha spiegato il presidente della Cei, sottolineando come la diplomazia resti “capace di costruire ponti” in una fase storica che rischia di precipitare “in un vortice e in una voragine”.
Secondo Zuppi, il ruolo del pontefice resta quello di indicare una strada diversa dalle contrapposizioni: “Il papa fa il papa”, ha ribadito, ricordando la mitezza mostrata da Leone XIV e la necessità di interrompere la spirale dei conflitti internazionali.
Non è mancata anche una battuta sul vicepresidente statunitense J.D. Vance, che nelle scorse settimane aveva invitato il Papa a una maggiore cautela sui temi teologici. “Io in genere cerco di stare attento sempre alle proporzioni”, ha replicato con ironia Zuppi, aggiungendo che “insegnare la teologia al Papa” rischia di significare “aver perso le proporzioni”.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche della figura di papa Francesco e della possibilità che un giorno possa diventare santo. Un tema affrontato con il tono leggero e autoironico che ha caratterizzato gran parte del dialogo con Cazzullo. “La saggezza della Chiesa impone cinque anni di attesa”, ha ricordato il cardinale, facendo riferimento al celebre “santo subito” nato dopo la morte di Giovanni Paolo II. Poi il sorriso: “Penso che papa Francesco si divertirebbe se lo facessero santo”.
Tra i temi più delicati affrontati sul palco anche quello dell’ordinazione di uomini sposati, ipotesi discussa già durante il Sinodo per l’Amazzonia. Alla domanda diretta di Cazzullo, Zuppi ha risposto senza chiudere la porta: “Probabilmente sì”. Il riferimento è alla necessità di garantire l’eucaristia anche nelle aree del mondo dove mancano sacerdoti.
Per il presidente della Cei, il tema centrale resta però la capacità della Chiesa di non chiudersi in sé stessa. “Non è un problema di cambiare le regole del club”, ha spiegato, “ma capire cosa serve perché la Chiesa arrivi a tutti, comunichi il Vangelo e risponda alla domanda spirituale e umana”.
Un incontro intenso, seguito da un pubblico numeroso e attento, che al Salone del Libro ha trasformato una riflessione sul nome Francesco in uno sguardo più ampio sul presente e sul futuro della Chiesa cattolica.



