di Serena Corradi
ALBA – L’amore per la scrittura non è nato dal nulla per l’albese Marco De Rosa, autore di romanzi fantasy e thriller, ma affonda le radici in un’infanzia popolata di storie. «Ho sviluppato fin da piccolo una grande passione per la lettura grazie a mia sorella», racconta, scoprendo i mondi di Hans Christian Andersen e dei fratelli Grimm. Tra i banchi delle medie e le pagine consumate dei Piccoli brividi, De Rosa ha scoperto il piacere di scrivere. «Avevo tredici, quattordici anni», ricorda, «mi divertivo a inventare racconti horror, proprio come quelli che leggevo».
In seguito, crescendo, il lavoro e gli studi hanno messo in pausa l’attività letteraria. Fino a quando, durante la pandemia, la necessità di «evadere almeno con la mente» lo ha riportato alla tastiera. «Il lockdown mi ha costretto a fermarmi, ma anche a viaggiare con la fantasia. Così ho ricominciato a scrivere. Inizialmente era un gioco, poi è diventato un nuovo inizio».
Da una passione a un progetto
Con il tempo, la passione è diventata un progetto: «Avevo bisogno di dare concretezza a tutto ciò che avevo dentro. Così è nato il mio primo romanzo: Terre di Vehàla». Un fantasy epico dove un giovane, Ascot, dovrà padroneggiare un potere improvviso per salvare il suo mondo da un’entità oscura.
Ora un nuovo capitolo sta per aprirsi: «Ho appena consegnato un nuovo libro a una casa editrice con cui ho firmato un contratto pluriennale. So che sarà un passo importante. L’uscita è prevista per il 2027». Il romanzo mescolerà mondi reali e immaginari, toccando temi profondi come il lutto, l’accettazione e la ricerca di sé. «Per la prima volta, ho messo qualcosa di me nei personaggi», anticipa. La scrittura, oggi, per lui è un atto di scoperta: «Ogni libro è una piccola rinascita. Ci metti la testa, ma anche il cuore: quando rileggi certe pagine, ti accorgi che parlano di te più di quanto credessi». Il fantasy per lui è un linguaggio che riguarda il reale: «Molti pensano che sia il genere più facile da scrivere, ma è uno dei più complessi. Devi costruire un mondo credibile. E poi c’è il sistema magico, che deve funzionare senza contraddizioni, altrimenti il lettore perde fiducia».
I traguardi e i social
Dietro i suoi mondi di carta c’è una struttura rigorosa, ma anche ispirazione pura: «Sogno spesso cose che non esistono e da lì nascono le storie». La penna di De Rosa, tuttavia, non si limita al fantastico: ha scritto anche thriller e horror. Un suo racconto è stato selezionato per la raccolta Sussurri della valle delle tenebre (edizioni OtherSouls), iniziativa solidale i cui proventi sono stati destinati alla Global sumud flotilla per la popolazione di Gaza.
Oltre la pagina scritta, l’albese ha saputo tessere negli anni una solida rete di lettori digitali. La sua avventura sui social è iniziata quasi per caso durante il lockdown. «Nel mio quotidiano non avevo molte persone con cui parlare di lettura. Così ho aperto una pagina Instagram, poi sono arrivato su TikTok, dove è nato il fenomeno del booktok. È diventato uno spazio in cui raccontare i libri e conoscere chi li ama».
Il legame tra social e cultura, per De Rosa, si gioca su un equilibrio sottile. Se da un lato riconosce alle piattaforme il merito di aver avvicinato i giovani alla lettura, il rovescio della medaglia è l’introduzione di un mercato difficile da gestire: «Ci sono content creator sotto agenzia, spesso retribuiti per promuovere titoli, e il rischio è che alcuni libri diventino casi mediatici più per strategia che per valore».
De Rosa ha partecipato al recente Salone del libro di Torino, dove ha potuto incontrare lettori e colleghi nella sezione dedicata alla narrativa fantastica e a chi ne parla sui social. «È stato bello tornare proprio dove è nato il mio sogno di scrivere: stare tra le persone, nei corridoi pieni di libri e curiosità». E conclude: «Le storie ci insegnano a guardare dentro e fuori di noi. Ogni libro, anche quello più magico, parla sempre di chi lo ha scritto e di chi lo sta leggendo».

