di Roberto Aria
AMBIENTE – Il consumo di suolo in Piemonte dovrà passare dall’attuale 3 per cento allo 0 entro il 2050. È l’obiettivo della proposta di variante al Piano territoriale regionale (Ptr), illustrata a inizio giugno a Torino dall’assessore regionale alla paesaggistica e urbanistica Marco Gallo. Il Ptr articola la regione in 33 ambiti geografici e punta alla salvaguardia dell’ambiente e al rafforzamento dell’attrattività piemontese attraverso un modello di sviluppo sostenibile.
Eppure, l’ambizione di azzerare il consumo di suolo suona più come un proclama, una promessa difficile da mantenere, visto che negli ultimi decenni la cementificazione risulta in progressivo incremento.
La Comunità Laudato si’
Giovanni Montani, coordinatore della Comunità Laudato si’ Gazzetta d’Alba, evidenzia la distanza tra gli obiettivi teorici e le pratiche locali: «Qui le persone parlano e dicono tante cose, ma non intervengono in maniera significativa». Secondo Montani le spinte economiche sul territorio contrastano con la tutela ambientale, a partire dai centri urbani più attrattivi: «Il turismo di massa sta portando problemi e aumentando il traffico e il consumo di suolo», mentre all’interno delle città si registra una gestione del verde penalizzante. «Gli alberi sono considerati come impiccio, vengono tagliati perché sono di ostacolo allo sviluppo urbano, commerciale e turistico».
Montani prosegue spiegando: «Abbiamo parlato col sindaco di Alba, Alberto Gatto, della possibilità di depavimentare, ovvero togliere asfalto, ma al momento non esistono progetti concreti». Senza scordare le aree agricole: «La viticoltura non aiuta: si espiantano boschi in alta Langa per produrre l’omonimo vino, quindi anche in quelle aree boschive ora ci sono vigneti». La biodiversità è sempre più ridotta, la salute della natura ne risente. Come alternativa virtuosa, esistono le esperienze di altre Amministrazioni: «A Genova la sindaca Silvia Salis sta facendo bene sul fronte del consumo di suolo, smantellando cemento e restituendo il suolo alla città. Speriamo possa funzionare come modello».
La sezione albese di Italia Nostra
Le preoccupazioni sulla gestione del patrimonio arboreo locale trovano dimora nelle parole della sezione albese di Italia nostra, presieduta da Giulio Cauda. A Montà, come raccontato nelle ultime settimane da Gazzetta d’Alba, l’associazione ha espresso opposizione alla delibera comunale che prevede l’abbattimento dei pioppi cipressini (originariamente 138, piantati circa trent’anni fa) situati nella zona artigianale, vicino all’ingresso del concentrico urbano. Italia nostra, che aveva già manifestato contrarietà nel maggio 2025, sottolinea il ruolo cruciale delle piante per la mitigazione paesaggistica e per la tenuta del suolo adiacente al vicino corso d’acqua. «Perché rimuovere gli esemplari, quando si può semplicemente potare, rimpiazzare le piante abbattute in passato e piantumare specie autoctone (come querce, carpini e pini silvestri) sulla sponda demaniale del rio, salvaguardando le querce spontanee nate lungo le rive?», si chiedono gli attivisti.
L’associazione ha segnalato anche un secondo caso critico in località Marucco, nel comune di Monteu Roero, dove è avvenuto l’abbattimento di diversi castagni secolari nei pressi del cimitero (tema a cui di recente ha dedicato ampio spazio il nostro settimanale). L’intervento è riconducibile a una circolare comunale di febbraio volta a eliminare la vegetazione pericolosa vicino alle strade pubbliche. Ancora una volta, esigenze di ordine “pragmatico” vengono anteposte a quelle ecologiche e la scelta di eliminare le piante viene adottata con facilità.
Arpa Piemonte
A tal proposito, il direttore di Arpa Piemonte Secondo Barbero ha spiegato: «Oggi si registra un maggiore inserimento del concetto di riduzione del consumo di suolo anche nelle pianificazioni locali, ed è fondamentale che questo criterio venga incluso nell’adeguamento dei piani comunali. Le grandi infrastrutture viarie generano un forte impatto: la Asti-Cuneo, per esempio, è una classica opera che genera cemento. Per compensare questi interventi deve esserci un sistematico recupero delle aree dismesse».
In passato, nei centri urbani si è privilegiata la nuova edificazione a discapito degli spazi agricoli. Aggiunge Barbero: «Oggi gli strumenti di controllo del consumo di suolo consentono di avere chiarezza e l’obiettivo è generare una maggiore consapevolezza, incentivando il recupero del patrimonio edilizio dismesso. In questo contesto, gli alberi sono elementi fondamentali per la cattura della Co2, la lotta al cambiamento climatico e il contrasto alle isole di calore: una città verde è una città più fresca».
