La prima class action contro il colosso Meta è partita dal Piemonte: «Vogliamo maggiori tutele per i nostri figli»

I genitori chiedono che siano sospesi tutti gli account fino a quando le piattaforme non controlleranno adeguatamente l’età degli utenti, il colosso respinge le accuse mosse dalle dieci famiglie assistite dallo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino

La prima class action contro il colosso Meta è partita dal Piemonte

di Manuela Zoccola

IL CASO«È una tragedia nata probabilmente da altro, da uno stato intimo di mia figlia, ma che è stata accelerata dalla sua navigazione on-line». Dalle parole (andate in onda al Tgr Lombardia) della mamma della ragazzina piemontese che, a febbraio del 2024, si tolse la vita a soli 12 anni, trapela tutto il dolore di un dramma individuale. Oggi quel sentimento è sfociato nella prima class action europea contro Meta (Facebook e Instagram) e Tik Tok.

La battaglia contro i due colossi social è stata intrapresa da una decina di famiglie in tutto con il Movimento italiano genitori (Moige) e lo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino. Si tratta di un’iniziativa pionieristica, cioè della prima azione inibitoria italiana del genere, il cui ricorso è stato depositato a luglio del 2025 alla Sezione specializzata in materia di impresa presso il Tribunale civile di Milano.

Nell’ambito della causa civile, le famiglie hanno chiesto che siano sospesi tutti gli account fino a quando le piattaforme non controlleranno adeguatamente l’età degli utenti. Secondo le associazioni dei genitori, infatti, sarebbero circa 3 milioni e mezzo i bambini tra i 7 e i 14 anni attivi sulle piattaforme Meta. Nello specifico, sono tre gli obblighi che l’azione legale intende imporre alle piattaforme: verifica dell’età per accedere ai social (in Italia la soglia minima senza il consenso dei genitori è fissata a 14 anni), rimozione dei meccanismi che generano dipendenza e informazione sui rischi per la salute degli utenti. Questi punti cardine possono diventare un modello da replicare nei singoli ordinamenti nazionali europei.

Recentemente, infatti, l’Epa (European parents association), cioè la rete europea delle associazioni di genitori, riunite a Parigi, ha analizzato il fascicolo aperto dal Moige in Italia, suggerendo di utilizzare l’azione come un esempio da applicare anche negli altri Paesi membri. Come sottolineato dall’avvocato Stefano Commodo, l’iniziativa si è trasformata in una sorta di “unione europea” tra le associazioni di genitori, con la quale lo studio legale è in contatto per cercare di sviluppare una collaborazione.

Dopo l’udienza del 14 maggio, si attende la decisione sulla richiesta di inibitoria cautelare. In base a quanto riferito dall’avvocato Commodo, il Tribunale ha deciso di fissare al 19 novembre la scadenza per la discussione finale in merito ai termini reciprocamente sviluppati e per approfondire le questioni in causa. Nel frattempo, in una nota, Meta ha respinto fortemente le accuse. Tra le contestazioni delle controparti quella relativa alla giurisdizione dei giudici italiani. Nonostante i legali dei due colossi social abbiano presentato anche alcune eccezioni preliminari, queste ultime, che saranno oggetto di valutazione da parte del Tribunale, non sono state però discusse preliminarmente.

Banner Gazzetta d'Alba