di Andrea Olimpi
MUSICA – Ci sono artisti che riempiono il palco con scenografie imponenti e altri che riescono a farlo semplicemente con la propria presenza. Anastacia appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ieri sera la cantante di Chicago ha conquistato piazza Alfieri, protagonista di una delle serate più attese di AstiMusica 2026, confermando come, a venticinque anni dall’uscita di Not That Kind, la sua voce rimanga il vero centro dello spettacolo.
Reduce dalla calorosa accoglienza ricevuta la sera precedente all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, nell’ambito del Roma Summer Fest 2026, la cantante è approdata ad Asti per una delle sole due date estive italiane del tour organizzato da D’Alessandro e Galli. Un appuntamento che celebra il disco che nel 2000 la consacrò sulla scena internazionale e che ancora oggi rappresenta una pietra miliare del pop dei primi anni duemila.
Nata a Chicago il 17 settembre 1968, Anastacia ha costruito una carriera unica, fatta di oltre venticinque anni di successi internazionali, milioni di dischi venduti e centinaia di riconoscimenti. Merito di una voce “black”, potente e graffiante, che in più di un’occasione richiama alla memoria l’intensità interpretativa della leggendaria Tina Turner, e di uno stile personale che la stessa artista ha ribattezzato “sprock”, una miscela di soul, pop e rock diventata negli anni il suo marchio di fabbrica.
A rompere subito il ghiaccio è stata la stessa Anastacia, che si è rivolta al pubblico con la simpatia e l’autoironia che da sempre la contraddistinguono.
«Grazie, grazie mille per essere qui questa sera e per essere venuti a questo bellissimo festival. Grazie per essere qui a vedere… l’antica Anastacia», ha scherzato la cantante di Chicago, riferendosi con autoironia ai suoi 26 anni di carriera. «Sapete una cosa? Ho solo 31 anni», ha aggiunto tra le risate del pubblico. «Non canto da così tanto tempo… ma va bene. Continuerò a fare quello che faccio e a cantare come canto finché voi lo vorrete».
Poi ha introdotto lo spettacolo: «Sarà un bellissimo viaggio, una vera montagna russa attraverso tante canzoni. Alcune le conoscerete, altre forse no, ma spero che vi godiate ogni momento di questo show».
Fin dalle prime note è apparso chiaro come il concerto fosse costruito soprattutto sull’incontro tra artista e pubblico. Anche la scenografia, ispirata all’atmosfera di un club, sembrava voler accorciare le distanze, richiamando quei luoghi in cui musica e racconto si fondono e dove artista e spettatori condividono lo stesso momento, quasi sullo stesso piano. Pochi artifici scenici, una band affiatata e una scaletta pensata come un viaggio attraverso venticinque anni di carriera hanno lasciato spazio alle canzoni e alle emozioni più che agli effetti speciali. Un’impostazione capace di trasformare anche una grande piazza come piazza Alfieri in uno spazio sorprendentemente raccolto, dove ogni brano sembrava trovare un dialogo diretto con chi ascoltava.
L’apertura con One Day in Your Life e Now or Never ha dato subito il tono della serata, proseguita con successi come Paid My Dues, Sick and Tired, Made for Lovin’ e I Can Feel You. Non è mancato uno spazio dedicato ai brani più intensi e riflessivi, da Heavy on My Heart a You’ll Never Be Alone, fino a I Belong to You, Overdue Goodbye e Best Days, prima che il concerto cambiasse nuovamente ritmo con sonorità più decise.
Tra i momenti più coinvolgenti della serata, il medley che ha unito Kashmir dei Led Zeppelin a Left Outside Alone, accolto con entusiasmo dal pubblico. Il gran finale è stato affidato all’encore con Not That Kind e l’immancabile I’m Outta Love, trasformando piazza Alfieri in un unico grande coro e regalando alla cantante una lunga ovazione.
Anche i quattro cambi d’abito non sono stati semplici intermezzi scenici, ma hanno accompagnato i diversi momenti dello spettacolo, segnando il passaggio dalle sonorità più energiche alle ballad e, successivamente, al finale dalle tinte decisamente rock.
A quasi 58 anni, Anastacia continua a salire sul palco con la stessa energia che l’ha resa celebre. La voce conserva intatta la sua forza, il timbro resta immediatamente riconoscibile e il carisma non sembra aver perso intensità. È la dimostrazione che il tempo può cambiare il modo di vivere un concerto, ma non la capacità di un’artista di emozionare quando talento e autenticità restano al centro della scena.
La tappa di ieri sera ha confermato ancora una volta il legame speciale tra la cantante di Chicago e il suo pubblico. Un concerto che ha celebrato i venticinque anni di Not That Kind senza indulgere nella sola nostalgia, ma mostrando come quelle canzoni continuino ad avere un posto nel presente, sostenute da una voce che, ancora oggi, resta una delle più riconoscibili e affascinanti del panorama pop internazionale.








