ECONOMIA – Tra dazi, tensioni geopolitiche e rallentamento della domanda mondiale, il vino piemontese affronta una fase complessa. Ma, mentre l’export nazionale arretra, il Piemonte è l’unica regione italiana a chiudere il primo trimestre del 2026 con un segno positivo nelle esportazioni (+0,5%). È il dato emerso durante la seduta della III Commissione del Consiglio regionale dedicata alla crisi del comparto vitivinicolo, convocata dopo le sollecitazioni di produttori, organizzazioni agricole e forze politiche e la richiesta del Partito Democratico di definire una strategia condivisa di sostegno.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha definito quella attuale una fase caratterizzata da «luci e ombre». Se da un lato il comparto deve fare i conti con le conseguenze delle tensioni internazionali, dei dazi commerciali e della frenata della domanda mondiale, dall’altro il Piemonte continua a distinguersi rispetto al resto del Paese.
Nel primo trimestre del 2026, infatti, la regione è stata l’unica in Italia a registrare un incremento delle esportazioni di vino (+0,5%), mentre il dato nazionale evidenzia una contrazione dell’8,2%.
Secondo Cirio, questo risultato «dimostra la capacità delle imprese piemontesi di reagire a uno scenario internazionale particolarmente complesso, conquistando nuovi mercati grazie alla qualità delle produzioni e alla capacità di intercettare nuove opportunità commerciali».
Il presidente ha inoltre ricordato l’impegno economico della Regione a favore del settore, con oltre 100 milioni di euro destinati al comparto. Circa 80 milioni finanziano gli investimenti per il miglioramento delle aziende agricole, in larga parte vitivinicole; 10 milioni sono destinati a favorire la diversificazione delle attività attraverso l’enoturismo e l’ospitalità; 18 milioni sostengono la promozione delle produzzioni piemontesi, ai quali si aggiunge uno stanziamento straordinario di 1,7 milioni di euro per aiutare le realtà maggiormente colpite dagli effetti della crisi internazionale e dei dazi.
Nel corso della Commissione è intervenuto anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Paolo Bongioanni, che ha ricordato come il Piemonte sia oggi la seconda regione italiana per esportazioni vitivinicole, alle spalle del Veneto, «proprio grazie alla capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato mondiale».
«Le guerre, i dazi, le crisi economiche e il cambiamento delle abitudini di consumo – ha spiegato Bongioanni – non possiamo modificarli, ma dobbiamo imparare a interpretarli. L’apertura verso nuovi mercati è la principale strategia per il futuro».
Tra le novità annunciate figura la nascita del nuovo Osservatorio vitivinicolo del Piemonte, realizzato in collaborazione con l’Università di Torino e la Fondazione Agrion. L’organismo utilizzerà anche strumenti di intelligenza artificiale per monitorare l’evoluzione della domanda internazionale, individuare i mercati più promettenti e fornire alle aziende indicazioni sulle strategie commerciali e sugli investimenti più efficaci.
Bongioanni ha inoltre ricordato che nel 2026 sono in programma 66 eventi di promozione in Italia e all’estero, nei quali il vino sarà il principale ambasciatore dell’agroalimentare e del turismo piemontese. Parallelamente sono stati ricostituiti il Tavolo verde, con le organizzazioni professionali agricole e il mondo industriale, e il Tavolo vitivinicolo, al quale partecipano anche i Consorzi di tutela, per affrontare in modo condiviso le principali sfide del settore, dalla nuova programmazione della Politica agricola comune 2027-2035 alle decisioni di competenza dei singoli consorzi.
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