ALBA – Non è stata soltanto una cena diversa dalle altre. È stato un gesto di vicinanza, un modo per dire che la dignità passa anche attraverso un piatto preparato con cura. Prosegue con successo il progetto della Caritas albese che, negli ultimi mesi, ha visto alternarsi ai fornelli della mensa alcuni dei più importanti chef del territorio, chiamati a cucinare gratuitamente per gli ospiti del servizio. L’ultimo appuntamento ha avuto come protagonista Massimo Camia, chef stellato che, con la moglie Luciana e i figli Elisabetta e Jacopo, conduce l’omonimo ristorante a Novello, che ha scelto di proporre un menù semplice, rassicurante e profondamente legato alla tradizione piemontese: un antipasto leggero, lasagne al forno, arrosto di vitello preparato senza vino per rispettare le diverse culture presenti a tavola e, come dessert, una pesca all’amaretto.
Spiega Camia: «Abbiamo pensato a piatti semplici e comprensibili, perché qui arrivano persone provenienti da tutto il mondo. Non volevamo una cucina complicata, ma un cibo che sapesse parlare a tutti e che potesse ricordare il senso della condivisione e della casa». Per lo chef il significato della cucina cambia completamente quando chi si siede a tavola vive un momento di difficoltà: «Una persona che deve sentirsi accolta ha bisogno di un cibo che identifichi il territorio, ma che sia anche rassicurante. Sono persone che spesso non vivono momenti facili e noi, attraverso il nostro lavoro, possiamo regalare un’ora di serenità. Penso che una lasagna rappresenti proprio questo: il conforto, il calore, la famiglia». Camia non nasconde l’emozione per una serata diversa da quelle vissute nel suo ristorante: «È stata un’esperienza fantastica. Il nostro mestiere è regalare felicità attraverso la tavola e qui non esistono divisioni. È bello poter donare un momento di leggerezza a chi è meno fortunato. Ringrazio la Caritas per avermi coinvolto: sono convinto che anche un pranzo possa aiutare una persona a sentirsi meno sola e magari darle la forza di affrontare il domani».
Il progetto, ormai vicino alla conclusione, ha superato ogni aspettativa. A raccontarlo è don Valerio Dutto, per tutti don Dodo, direttore della Caritas albese e ideatore dell’iniziativa: «Siamo ormai oltre la metà del percorso e il bilancio è decisamente positivo. L’entusiasmo con cui gli chef hanno aderito è andato oltre ogni immaginazione, ma soprattutto sono stati i nostri ospiti a sentirsi profondamente colpiti dall’attenzione che è stata riservata loro». Secondo don Dodo il valore dell’iniziativa è andato ben oltre la preparazione dei piatti: «Gli chef non sono venuti soltanto a cucinare qualcosa di buono, ma hanno voluto stare in mezzo alle persone, parlare con loro, creare una relazione. È questo che ha fatto davvero la differenza».
Un rapporto umano che assume ancora più significato in un periodo in cui il volto della povertà continua a cambiare: «I nuovi poveri sono sempre di più. Proprio in questi giorni si sono presentati da noi un marito e una moglie sfrattati. Lui lavora, ma avevano dovuto dormire in macchina. Abbiamo cercato una sistemazione e fortunatamente la famiglia è riuscita ad aiutarli. Sono situazioni che fino a qualche anno fa sembravano impensabili». Non si tratta soltanto di persone senza occupazione, «ci sono tanti italiani che, pur lavorando, non riescono ad arrivare alla fine del mese e ci sono tanti immigrati che continuiamo a non vedere, facendo finta che non esistano, anche se spesso il loro lavoro è indispensabile per il nostro territorio». Per questo la Caritas, insieme ad altre associazioni e realtà del territorio, sta cercando di affrontare una delle emergenze più gravi: quella della casa: «L’obiettivo è aiutare chi un lavoro ce l’ha già a trovare anche un’abitazione.
La solidarietà non può essere affidata soltanto al volontariato, deve coinvolgere le istituzioni e tutta la comunità. Con il Comune di Alba stiamo costruendo una rete sempre più forte per affrontare insieme questo problema, perché non è una questione della Caritas, ma riguarda l’intera società». Infine il grazie a chi rende possibile tutto questo ogni giorno è «il messaggio che voglio lasciare ai nostri volontari. Senza di loro non sarebbe possibile fare nulla. Il volontariato richiede tempo, dedizione e passione, e ogni giorno centinaia di persone mettono gratuitamente queste qualità al servizio degli altri. Sono loro il cuore della Caritas».












