Fiorella Mannoia incanta Asti con i brani di De André, Fossati e grandi messaggi di umanità

Fiorella Mannoia incanta Asti con i brani di De André, Fossati e grandi messaggi di umanità 2

di Pierangelo Vacchetto

ASTI – Piazza Alfieri si è trasformata in un grande teatro a cielo aperto, dove la musica d’autore ha unito migliaia di persone sotto le stelle. Fiorella Mannoia ha regalato ad Asti uno dei concerti più intensi dell’estate, accompagnata da una parte dell’orchestra Saverio Mercadante di Altamura e dal marito Carlo Di Francesco, direttore artistico del progetto e autore di arrangiamenti raffinati che hanno dato nuova veste ai capolavori di Fabrizio De André e Ivano Fossati.

«Per me questo non è un semplice concerto, ma un viaggio dell’anima», ha spiegato la cantante ricordando i trent’anni di Anime salve, l’ultimo disco di Fabrizio De André scritto a quattro mani con Ivano Fossati. «Sono due artisti fondamentali per la mia vita, artistica ma anche personale».

La serata si è aperta con Dolcenera, per poi entrare nel cuore del progetto con Princesa, introdotta dal racconto della vera storia di Fernando Farias, il ragazzo brasiliano che affrontò il doloroso percorso di transizione raccontato da De André. «Prima di giudicare bisognerebbe mettersi nei panni dell’altro», ha detto Mannoia, invitando il pubblico a superare i pregiudizi.

Con Smisurata preghiera il concerto ha assunto i toni di una preghiera civile. «Dobbiamo avere la forza e il coraggio di andare in direzione ostinata e contraria», ha ricordato citando uno dei versi più celebri di De André, un invito a non uniformarsi mai al pensiero dominante. Le canzoni diventano così storie da raccontare.

Mio fratello che guardi il mondo è presentata come una preghiera dedicata «ai servi disobbedienti alle leggi del branco».  La guerra è stata al centro della toccante introduzione a La guerra di Piero. Prima che le prime note rompano il silenzio della piazza, Mannoia guarda il pubblico e riflette sull’attualità. «Si parla tanto di guerra, ma non se ne parla mai davvero. La guerra non è una parola astratta: è a terra che ci sono il sangue, la morte e le vite distrutte. De André diceva di aver scritto tanto sulla guerra senza riuscire a cambiare il mondo. Forse è vero, ma dobbiamo continuare a parlarne, perché oggi come allora sono migliaia i civili e i ragazzi mandati al fronte come carne da cannone». Piazza Alfieri ascolta in silenzio e poi esplode in un lungo applauso.

La cantante ha poi raccontato il massacro dei nativi americani prima dell’esecuzione de Il fiume Sand Creek, ricordando come i crimini contro i civili siano una tragica costante della storia. Con Lindbergh ha invece sottolineato come Ivano Fossati abbia trasformato il viaggio del celebre aviatore in una metafora della vita, mentre Bocca di Rosa e Il pescatore hanno riportato in piazza il sorriso e il patrimonio poetico di De André, con il pubblico che ha accompagnato ogni strofa.

Non sono mancati momenti più leggeri. Dopo un piccolo errore all’inizio di un brano, Fiorella ha interrotto l’esecuzione sorridendo e ha scherzato con il pubblico: «Siamo tutti in debito di un caffè». Una battuta che ha strappato applausi e risate, confermando il clima di grande complicità creatosi fin dai primi minuti.

Tra un brano e l’altro Mannoia ha affrontato temi di strettissima attualità. Parlando di migrazioni ha invitato ad abbandonare gli slogan facili: «Nessuno ha la formula magica. Bisognerebbe sedersi tutti a un tavolo e affrontare seriamente i problemi, invece di limitarsi agli slogan». Ha parlato anche di salute mentale, ricordando le parole di Alda Merini e invitando a superare i pregiudizi verso chi soffre di disturbi psichici. L’ultimo messaggio è dedicato alla violenza di genere. R

ivolgendosi soprattutto ai padri presenti in piazza ha lanciato un appello semplice ma diretto: «Parlate con i vostri figli maschi. Quando una donna dice no, è no, sempre». Un messaggio accolto da un lungo applauso. Dopo oltre due ore di musica il concerto si è chiuso con un bis affidato a Sally, intenso omaggio a Vasco Rossi, prima dell’immancabile Quello che le donne non dicono, cantata all’unisono da tutta piazza Alfieri. Un finale corale che ha suggellato una serata nella quale la musica non è stata soltanto spettacolo, ma racconto, memoria e impegno civile, nel segno di due giganti della canzone italiana come Fabrizio De André e Ivano Fossati.

 

 

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