La Piaggio ad Alba nel 1943, i bombardieri strategici prima della Vespa

La Piaggio ad Alba nel 1943, i bombardieri strategici prima della Vespa
Il P108 da bombardamento in volo.

DOCUMENTI Gli ottant’anni della Vespa sono stati celebrati recentemente dal club di Alba, nato quasi all’apparire dello scooter Piaggio e quindi uno dei più antichi d’Italia. Il sodalizio ha proposto una serie di iniziative, compresa la pubblicazione del libro di Elena Ruella L’Alba della Vespa, corredato da una serie di foto storiche del veterano Luigi Carosso e di altri soci. Pagine piuttosto dense, che hanno riportato alla luce anche la parentesi dell’azienda di Pontedera ad Alba, negli ultimi messi della guerra. Un periodo breve, ma che merita d’essere ricordato, a iniziare dalle parole di un ragazzo di 15 anni.

L’attacco dei Thunderbolt

«In questo attacco gli aerei scendevano bassi come non sono scesi mai», scrive Oscar Pressenda nel suo Diario albese il 13 settembre 1944. Lo stile e la precisione propri del liceale del Govone (in futuro ne sarà professore di latino e greco) riportano con efficacia l’impressione causata da «uno dei giorni più terribili e spaventosamente rimarchevoli che abbiamo trascorso». L’incursione è condotta da «otto cacciabombardieri pesanti» (probabilmente P47 Thunderbolt), che prendono «di mira con volo a traverso la zona a sud della stazione» e colpiscono «un capannone della Piaggio (fabbrica di cuscinetti a sfera, che per ora non è in attività)», oltre a un vagone ferroviario e «una casupola dell’ingegner Barberis». I danni allo stabilimento, anche a giudicare dalle fotografie conservate dall’Archivio storico Piaggio, sono notevoli e si estendono al magazzino, al reparto torni e alla «officina sperimentale», com’è riportato negli elenchi delle incursioni redatti alla fine della guerra.

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I ruderi dei capannoni della Piaggio nel 1995, prima dell’abbattimento. Erano nell’attuale parco Boblingen.

Armando Piaggio aveva trasferito parte degli impianti liguri che si occupavano di produzioni aeronautiche da Sestri Ponente e Finale Ligure al Piemonte. Tra le località prescelte c’erano Biella, Ceva, Trinità e Alba (dov’è destinata parte di Finale). Le fabbriche liguri erano state prese di mira dagli aerei inglesi già all’indomani della dichiarazione di guerra, subendo pesanti danni. Dopo l’8 settembre ’43 l’Amministrazione militare tedesca aveva preso in mano anche la direzione economica, dando disposizioni di decentrare le produzioni (come già avveniva in Germania) per sottrarle alle bombe, e diverse attività arrivarono ad Alba anche dal Torinese. Come appare nei documenti conservati dall’Archivio storico del Comune, il 28 gennaio 1944 il direttore amministrativo della Militärkommandantur 1020 di Cuneo, tale «dr. Mastallier», aveva autorizzato la Piaggio a utilizzare «i capannoni situati in Alba, dietro la caserma Govone». Secondo quanto scrive il commissario prefettizio Pietro Bianco al capo della Provincia, era previsto fossero occupati da «300 a 450 operai di cui almeno 150 provenienti dalle loro famiglie da Genova» e poi sarebbero servite «almeno 40 camere» per gli uffici. Bianco chiese per gli alloggi l’uso dell’ex filanda, che gli fu negato dal Consorzio agrario; dalla corrispondenza tra Piaggio e il commissario prefettizio emerge che la sistemazione fu trovata «nell’ala sinistra della caserma Govone». L’insediamento fu accompagnato da qualche attrito tra le varie Amministrazioni, sulle quali non è opportuno soffermarsi qui.

La tariffa dell’acqua

Una questione merita un cenno, perché curiosa: Piaggio si lamenta con il Comune di Alba per la tariffa dell’acqua, che il Municipio fa pagare una lira e mezza al metro cubo, mentre «in tutti gli altri Comuni (…) il prezzo si aggira attualmente dalle lit. 0,50 alle lit. 0,80 al mc». Bianco farà uno sconto crescente in base al consumo, ma si rammarica di non poter fare concessioni maggiori, «data la critica situazione del bilancio comunale». È ironico che negli anni della guerra l’azienda che darà vita, da lì a poco, al più celebre degli scooter, producesse quello che allora si poteva considerare un gigante dei cieli, il P108. Un quadrimotore con un’apertura alare di oltre 30 metri e lungo altre venti, poco più grande degli americani B17 e Liberator, con maggior carico utile e minor autonomia di questi ultimi: può essere considerato l’unico bombardiere strategico mandato in volo dall’Asse. Ne furono però costruiti solo 24 e la squadriglia che li ebbe in carico ne poté schierare al massimo 8 contemporaneamente. Velivoli dello stesso tipo gli Alleati ne produssero 38mila: dati che danno una chiara fotografia della scellerata guerra di Mussolini.

La vicenda della Piaggio ad Alba si concluse con la fine del conflitto. Il 10 giugno 1945 Teodoro Bubbio, il nuovo sindaco, rivolse «vivissima preghiera a codesta onorevole direzione (della Piaggio a Genova) perché voglia riguardare con benevolenza» l’ipotesi di conservare «una sezione di codesta società», stante che la città «è quasi priva di ogni attività industriale». L’azienda, tuttavia, ritornò in Liguria: le vie dello sviluppo albese erano destinate a prendere altre direzioni.

 Paolo Rastelli

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