di Chiara Nervo
ITINERARI – Basta lasciare Alba e prendere la strada che sale verso Sud per vedere il paesaggio cambiare. Le vigne si trasformano in boschi, pascoli e noccioleti. È l’alta Langa, la parte più verde e appartata delle colline piemontesi. Un territorio vicino, ma capace di conservare un ritmo diverso.
Per questo motivo abbiamo deciso di accompagnarvi in un viaggio alla scoperta di questo territorio. Non è soltanto un itinerario tra borghi panoramici: è un percorso dentro una cultura alimentare che nasce dall’allevamento e da un’agricoltura tenace. Qui i prodotti raccontano il modo in cui le comunità hanno abitato e modellato il territorio. La prima tappa è Murazzano, riconoscibile da lontano per la torre medievale che domina il paese. Dall’alto lo sguardo corre sulle colline e, nelle giornate limpide, raggiunge l’arco alpino. Ma il nome del borgo è legato soprattutto al Murazzano Dop, uno dei formaggi storici del Piemonte. Prodotto con latte ovino della razza delle Langhe, può essere utilizzato puro oppure insieme a una quota di latte vaccino. È una robiola di piccole dimensioni, dalla pasta morbida e dal gusto delicato. Con la stagionatura diventa più consistente e aromatica. La sua storia è intrinsecamente legata ai pascoli e all’allevamento ovino, praticato anche sui terreni difficili da coltivare.
Proseguendo lungo le strade dell’alta Langa si raggiunge Bossolasco, conosciuto come il paese delle rose. Qui i fiori accompagnano le facciate, gli ingressi delle case e le vie del centro. Intorno, però, boschi, pendii e vallate ricordano che questa è una terra di confine tra collina e montagna. Bossolasco è un’ottima tappa per rallentare. Per passeggiare nel borgo, osservare i panorami e fermarsi in una trattoria. Qua la cucina conserva un carattere concreto: non servono effetti speciali. La forza sta nella qualità delle materie prime e nelle ricette tramandate.
La strada scende poi verso San Benedetto Belbo, uno dei luoghi più legati alla memoria di Beppe Fenoglio. Lo scrittore trasformò il paese in uno degli scenari più vivi della propria opera. Oggi un percorso nel centro storico collega vie, edifici e citazioni tratte dai suoi racconti. Passeggiare qui significa entrare in una Langa fatta di osterie, botteghe, fatiche quotidiane e incontri. È la stessa dimensione umana che attraversa molte pagine fenogliane. Anche il cibo, in questo contesto, assume un valore più ampio. Non è soltanto nutrimento. È lavoro, socialità, memoria e appartenenza.
L’ultima tappa è Cortemilia, considerata una delle capitali piemontesi della tonda gentile trilobata. Qui il legame tra agricoltura e trasformazione artigianale è ancora molto visibile. La nocciola entra nelle pasticcerie, nei laboratori e nelle cucine di casa. Proprio a Cortemilia il viaggio trova la sua conclusione più naturale nella torta di nocciole, dolce simbolo dell’alta Langa. Le versioni cambiano da famiglia a famiglia: con poca farina o senza, più asciutte oppure più morbide. Resta però lo stesso carattere essenziale, fatto di pochi ingredienti e di un gusto netto e riconoscibile.
La ricetta
TORTA DI NOCCIOLE DELL’ALTA LANGA

200 grammi di farina di nocciola Piemonte Igp tostata
150 grammi di zucchero
3 uova
Separate i tuorli dagli albumi. Lavorate i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e aggiungete la farina di nocciole. Montate gli albumi a neve con un pizzico di sale. Incorporateli poco alla volta, con movimenti dal basso verso l’alto. Versate l’impasto in una tortiera imburrata e infarinata. Cuocete in forno statico a 175 gradi per circa 35 minuti. Verificate la cottura con uno stecchino e lasciate raffreddare prima di servire.

