di Pierangelo Vacchetto
SANREMO – Ci sono canzoni che attraversano il tempo senza perdere la loro forza, parole che tornano a interrogare le coscienze e artisti che, anche dopo aver lasciato il palcoscenico, continuano a parlare alle generazioni successive.
È intorno a questa idea che si è sviluppata la 49ª edizione del Premio Tenco, la rassegna della canzone d’autore che dal 1974 porta a Sanremo musicisti, autori e protagonisti della cultura, rivendicando il valore della scrittura in un panorama musicale sempre più condizionato dalle logiche del mercato.
Il titolo scelto per l’edizione 2026, Dio è morto, richiama la celebre canzone di Francesco Guccini e invita a riflettere sulla possibilità che la musica continui a essere uno strumento di libertà, denuncia e partecipazione. Un tema che ha attraversato gli appuntamenti della manifestazione, intrecciandosi con la memoria, i diritti umani, le ingiustizie sociali e il rapporto con le nuove generazioni.
La rassegna, conclusasi sabato sera sul palco del Teatro Ariston, ha riunito artisti di diverse generazioni, percorsi e sensibilità, confermando la vocazione del Club Tenco a custodire una tradizione musicale che non coincide con un genere preciso, ma con la necessità di avere qualcosa da dire.
Tra i momenti più significativi della manifestazione, mercoledì 21 ottobre, c’è stata la masterclass dedicata a Franco Battiato, un appuntamento rivolto soprattutto agli studenti e alla profondità musicale, poetica e umana di uno degli artisti più originali del panorama italiano.
A portare la riflessione oltre il terreno strettamente musicale è stato don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, che ha parlato davanti a circa duemila ragazzi.
Il sacerdote ha esordito ricordando Gianmaria Testa, cantautore e amico al quale era profondamente legato. «Non posso dimenticare un mio amico caro, molto caro, che ho accompagnato alla morte», ha detto, richiamando lo splendido disco Da questa parte del mare, nel quale Testa racconta l’emigrazione italiana di ieri e quella verso l’Italia di oggi, con una straordinaria profondità umana.
Un passaggio che ha introdotto uno dei fili conduttori della giornata: la musica come possibilità di dare voce a chi rischia di rimanere invisibile, a chi è costretto a lasciare la propria terra e a chi cerca una vita dignitosa senza paura del domani.
Al centro della masterclass c’era Franco Battiato, ricordato anche attraverso un filmato particolarmente toccante dedicato al concerto che volle tenere a Baghdad nel 1991, quando l’Iraq era sottoposto a embargo e la popolazione soffriva la fame e le malattie.
Nonostante le pressioni e l’invito del Ministero degli Esteri a rinviare o annullare l’appuntamento, Battiato volle suonare proprio davanti a quella popolazione. Una scelta di coraggio e umanità, nella quale la musica diventava presenza concreta, capace di superare le barriere politiche e di raggiungere le persone anche nei momenti più difficili.
La mattinata era dedicata alle speranze dei giovani, al loro diritto a essere ascoltati e alla necessità di non trasformare il disagio in una questione da mettere a tacere.
«Siamo stanchi di una certa politica che affronta i giovani e non i problemi», ha affermato don Ciotti. E ancora: «Silenziare le proteste non serve, perché torneranno sotto altra forma».
Accanto a don Ciotti è intervenuta anche Music for Change, organizzazione nata a Casalecchio di Reno, impegnata a mantenere vivo l’interesse dei giovani attraverso la musica intesa come linguaggio universale.
Il messaggio era chiaro: la canzone può diventare uno strumento per contrastare le mafie, denunciare le disuguaglianze e mantenere acceso un faro su chi rischia di essere lasciato indietro.
Nel corso dell’incontro non poteva mancare il ricordo di Francesco Guccini, indicato da don Ciotti, insieme a Battiato, tra i suoi punti di riferimento. Il sacerdote ha invitato i ragazzi ad avvicinarsi alle canzoni del cantautore, spiegando loro che, essendo giovani, non potevano aver vissuto direttamente alcune delle stagioni raccontate da quei brani, ma potevano ancora comprenderne la forza attraverso l’ascolto.
Il richiamo a Dio è morto si è intrecciato con quello a Piazza Alimonda, la canzone legata ai giorni del G8 di Genova del 2001 e alla morte di Carlo Giuliani, il ventenne ucciso durante gli scontri.
Il programma del Tenco ha trovato nelle Targhe 2026 uno dei suoi momenti centrali.
Caparezza ha ottenuto il riconoscimento per il miglior album in assoluto con Orbit Orbit; Carmen Consoli è stata premiata per il miglior album in dialetto con Amuri luci, mentre Emma Nolde ha conquistato la Targa per la migliore canzone singola con Quello che deve essere sarà.
Gli altri riconoscimenti sono andati ad Avincola per Avincola canta Carella, a Piji per Sta registrando audio… e a Filippo Graziani per il progetto 80 Buon compleanno Ivan (live in Teramo), dedicato al padre Ivan Graziani.
I Premi Tenco alla carriera hanno invece riconosciuto il percorso di Manuel Agnelli e degli Afterhours, Enzo Avitabile, Frankie hi-nrg mc, Max Manfredi e Paola Turci.
A Juan Carlos “Flaco” Biondini, storico chitarrista di Guccini, è stato assegnato il Premio Yorum, in collaborazione con Amnesty International Italia. Il suo percorso artistico si lega alla storia di chi, negli anni Settanta, fu costretto a lasciare l’Argentina per sfuggire alla dittatura.
Il Premio Tenco all’operatore culturale è stato conferito a Cesare Bermani e Andrea Scanzi, sottolineando il ruolo di chi, attraverso la ricerca, il racconto e la divulgazione, contribuisce a mantenere viva la memoria della canzone d’autore.
Sul palco dell’Ariston si sono alternati inoltre artisti affermati e nuove voci, tra cui Anastasio, Fabri Fibra, Claudia Crabuzza, Francamente, Giulia Mei, Sara Gioielli, Santamarea e Satantango.
A manifestazione conclusa, il Premio Tenco lascia soprattutto una riflessione: la canzone d’autore non vive soltanto nei dischi, nei concerti o nei riconoscimenti assegnati sul palco. Vive nella capacità di mettere in relazione le persone, di raccontare le ferite della società, di conservare la memoria e di offrire alle nuove generazioni parole con cui interpretare il mondo.
L’incontro con don Ciotti ha restituito con particolare forza questa dimensione. Le canzoni di Guccini, la testimonianza di Battiato, il ricordo di Gianmaria Testa e l’impegno contro le mafie hanno mostrato come la musica possa diventare uno strumento di partecipazione, capace di parlare ai giovani senza impartire lezioni, ma invitandoli a interrogarsi.
È questa, forse, la sfida più importante raccolta dal Tenco: difendere uno spazio nel quale la musica non sia soltanto intrattenimento, ma anche coscienza critica, libertà e responsabilità.
Perché, quando le luci dell’Ariston si spengono, le canzoni migliori continuano a vivere fuori dal teatro, nelle domande che lasciano e nelle persone che riescono ancora a far riflettere.












