ABET: cassa integrazione e mobilità

LAVORO Sono dieci i dipendenti dell’Abet laminati spa che sono stati collocati in cassa integrazione ordinaria. L’azienda braidese che occupa circa settecento persone, a ottobre scorso aveva comunicato ai sindacati che – a motivo di un significativo calo di ordini – il reparto che produce il teflon avrebbe fatto registrare la messa in cassa di nove operai e di un impiegato, fino al 30 novembre.

Il 30 ottobre le Rsu sono state invitate dall’azienda a un incontro che si è svolto presso l’Unione industriale di Cuneo. In questa sede la direzione Abet aveva comunicato che, visto l’andamento degli ordini, ci sono difficoltà a sostenere i costi del personale indiretto, ovvero impiegati, operai di servizio, manutenzioni. E che sarebbe anche stata avviata la procedura di mobilità per 18 lavoratori (nove impiegati e altrettanti operai).

Le Rsu, presenti all’incontro cuneese, avevano subito chiesto alcune precisazioni alla Direzione dell’azienda.

Spiega il rappresentante sindacale Domenico Grillo, della Cgil: «Innanzitutto abbiamo chiesto che la discussione sulla mobilità venisse estesa a tutto il contesto aziendale. Nessun lavoratore resta a casa, se non volontariamente. Abbiamo poi chiesto di prendere in considerazione altre soluzioni, come ad esempio i contratti di solidarietà». Una terza richiesta da parte delle Rsu è stata quella di rispettare, da parte dell’azienda, il contratto integrativo, laddove prevede il rientro in fabbrica dei lavori dati in appalto a terzisti. La rappresentanza sindacale inoltre avrebbe voluto una rotazione dei dipendenti messi in cassa integrazione, ma l’Abet non ha accettato.

Così come, a inizio della scorsa settimana, l’azienda ha comunicato che nessuna delle condizioni proposte dalla Rsu sarà accettata. Conclude quindi Grillo: «Questa indisponibilità da parte dell’azienda penalizza il confronto. Adesso siamo in fiduciosa attesa di una nuova convocazione».

Valter Manzone

Banner Gazzetta d'Alba