3,7 milioni, il popolo degli emigranti a metà

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Sono i giovani italiani che vivono all’estero per un periodo. Tra loro molte donne, che hanno migliori capacità di adattamento (come in Italia)

L’INCHIESTA Secondo il rapporto Censis presentato a Roma nei giorni scorsi ci sono 3,7 milioni di giovani italiani con meno di 35 anni che vivono all’estero per qualche periodo. Un vero e proprio esercito di “emigranti a metà”.

La ricerca mostra come soltanto il 26,5 per cento dei giovani italiani sia convinto che il trasferimento all’estero dovrebbe essere definitivo. Il 61 per cento, invece, ritiene che sia opportuno per un breve periodo. Gli Stati Uniti (per il 48 per cento), la Germania (41 per cento), l’Australia (40 per cento) e il Regno Unito (39 per cento) rappresentano le mete ambite. I Paesi in via di sviluppo sembrano poco attrattivi: la Cina è citata dal 12 per cento dei giovani italiani, il Brasile dal 6, l’India dal 4.

valigia aeroporto

Intanto, l’Italia sembra risvegliarsi dal coma. L’Istat rivela che la disoccupazione a marzo si è attestata a quota 12,7 per cento, con il tasso per i giovani inchiodato al 42,7 per cento. Il rapporto Censis evidenzia come nell’ultimo mese si sia registrato il primo rialzo del tasso dell’occupazione da giugno 2013, con un +0,2 per cento rispetto al mese precedente. Sono 22,3 milioni gli italiani che lavorano, mentre i disoccupati si stabilizzano a quota 3,3 milioni. Un Paese che mostra una tendenza al rialzo? Nell’attesa, tre milioni e mezzo di giovani cercano occupazione all’estero. E gli studenti orientano la scelta verso indirizzi che sperano più sicuri. Nel nostro Paese solo 21.521 ragazzi si sono iscritti a istituti tecnici industriali, mentre il doppio (46.636) inizierà gli studi di enogastronomia e ospitalità alberghiera. In altre parole, la crisi sembra aver insegnato ai giovani ad ascoltare la realtà, prima di intraprendere avventate scelte basate su sogni poco consistenti.

Matteo Viberti

Le ragazze sanno fare meglio e cambieranno il Paese

A Los Angeles incontriamo Chiara Chiordi, una ragazza italiana di 28 anni.  Ha sempre lavorato in Italia come ricercatrice. È negli Stati Uniti per un anno. «Quando sono arrivata a Los Angeles ero spaventata», spiega. «In Italia ho il mio ragazzo, vivevo con la mia famiglia.
Qui ho dovuto reinventare tutto: la lingua, la cucina, la rete di amici. Ho scoperto una Chiara sconosciuta: so fare molte più cose di quanto pensassi».

La figura della donna, come spiega il rapporto Censis, sta cambiando. Le donne sono protagoniste. «Le acrobate multitasking», come le definisce il Censis, si stanno conquistando spazi nelle imprese – un quarto delle aziende taliane ha alla guida una donna – e sono capaci di destreggiarsi fra più attività. «In Italia il multitasking (saper fare più cose alla volta) è un sintomo di vigore –7,6 milioni di donne lavoratrici fanno la spesa, 7,5 milioni cucinano, 5,4 milioni stirano, 3 fanno attività di cucito».

Chiara: «Il multitasking all’estero si affina, si perfeziona, altrimenti non riusciresti a sopravvivere. A Los Angeles ho incontrato più donne italiane che uomini. Vengono qui da sole, in cerca di fortuna o di loro stesse. Tornano con un segreto: il saper trascendere da stereotipi di genere. Sono queste donne il futuro del Paese. Tra poco, le acrobatedel multitasking saranno ovunque. E allora sì che le cose cambieranno».
m.v.

Il viaggio è in grado di farti cambiare

Parliamo con Sylvia Poole, psicologa a Los Angeles. «“Lasciare il villaggio” per scoprire nuovi orizzonti è sempre stata una pratica trasgressiva e pericolosa. Eppure, le grandi scoperte iniziano sempre con un gesto contrario e il viaggio è in grado di cambiare
una persona. Oggi le ragioni che spingono ad andarsene sono anche occupazionali. L’arrivo nella “nuova terra” segue un preciso processo: l’eccitazione, dove il “nuovo” rappresenta l’euforia; poi, il linguaggio, le abitudini e le prime difficoltà (come stabilire relazioni sociali); infine, l’adattamento: si accettano le differenze, la vita torna alla normalità».

m.v.

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