L’emergenza si chiama casa

 

 

Parliamo con Roberto Giachino, presidente del consorzio socio-assistenziale Alba, Bra, Langhe e Roero. L’ente, che ha funzione di proteggere, attraverso sussidi economici e assistenza sociale, le fasce deboli della popolazione, ha appena approvato il bilancio relativo all’esercizio finanziario 2010.

Com’è andata la gestione del Consorzio nel 2010, Giachino?

«Considerando l’incertezza del futuro e l’incombere della recessione economica, abbastanza bene. Le spese correnti, ossia le risorse erogate in favore dei soggetti deboli, ammontano a circa otto milioni e 242 mila euro. La cifra è in diminuzione rispetto al 2009 (ammontava a 8 milioni e 800 mila euro), ma sufficiente a far fronte ai bisogni più immediati. Inoltre, la spesa sociale per abitante si è ridotta, passando da 89,58 euro nel 2009 a 84,15 euro nel 2010. Al di là dei dati, la struttura di bilancio rimane solida: abbiamo dovuto risparmiare sulla governance interna, tagliando qua e là, ma era l’unico modo possibile per galleggiare».

Da come la descrive, la situazione sembra destinata a peggiorare…

«Per il 2012 prevediamo risorse in diminuzione. Inoltre, l’incertezza sul destino burocratico e normativo dei consorzi resta elevata: su questo fronte la Regione ha, però, dato segnali rassicuranti. Speriamo di mantenere intatta l’attuale struttura organizzativa, perlomeno nei suoi caratteri. Intanto, mentre gli enti superiori si chiariscono le idee, noi continuiamo a lavorare con serietà e ostinazione». Qual è stato il principale problema, relativamente all’area albese, che avete dovuto affrontare? «L’emergenza abitativa. Sono sempre di più le persone sfrattate o quelle che richiedono supporto economico per pagare l’affitto. Parliamo di decine di istanze d’aiuto, sempre in crescita, e sempre più onerose da gestire per le potenzialità del Consorzio. Il problema è che in città mancano le strutture abitative adeguate a ospitare i soggetti deboli».

Le famiglie si trovano in condizioni precarie?

«Anche su questo fronte la contingenza è critica, soprattutto per quanto riguarda le separazioni e i conflitti familiari, in continuo incremento. La situazione richiede la obilitazione di risorse ingenti, come l’intervento degli operatori di mediazione. In aumento pure le richieste d’aiuto per quanto riguarda i beni di prima necessità».

Quanto sono interessati gli immigrati da queste dinamiche?

«Gli stranieri hanno mediamente riscontrato maggiori difficoltà, rispetto agli italiani, nell’affrontare la crisi dal punto di vista abitativo e occupazionale. Possiamo dire che le percentuali rilevate dal Consorzio per quanto riguarda le problematiche sono sostanziate in gran parte dagli immigrati con le relative famiglie».

Poca attenzione mediatica viene solitamente dedicata ai centri urbani più piccoli. Che cosa ci dice a riguardo?

«Abbiamo risposto adeguatamente alla domanda dei piccoli enti locali. Le risorse erogate hanno sovente superato di due o tre volte – talvolta anche di cinque – l’apporto economico, in termini contributivi, offerto dal singolo Comune alle casse del Consorzio. Significa che la struttura consortile funziona così com’è, senza bisogno di cambiamenti radicali».

Matteo Viberti