Tribunale di Alba: un po’ di storia, per non dimenticare

Il Tribunale di Alba, dopo la sospensione del 1923, venne ricostituito con Regio Decreto Legge n. 1282 deI 28 settembre 1933, Ministro guardasigilli di grazia e giustizia De Francisci, vista «la urgente e assoluta necessità di apportare modificazioni alla circoscrizione giudiziaria».

Venne istituito, come seconda sede territoriale della provincia di Cuneo, a capo delle preture di Alba, Bra, Canale e Santo Stefano Belbo, ritenuta insostenibile l’esistenza di un unico Tribunale a Cuneo.

L’Amministrazione Comunale, con deliberazione podestarile del 7 ottobre 1933, dispose immediatamente i lavori necessari da effettuarsi nel palazzo di piazza San Francesco, con una spesa di 139.000 lire, finanziata con risorse proprie, per adeguarlo alla normativa allora vigente e riconsegnare i locali, già in precedenza adibiti a Tribunale, al presidente Felice Pratis, nominato con Decreto 26 ottobre 1933. Il 1° dicembre 1933 venivano consegnati i locali e si insediò il Tribunale.

La rapidità dell’esecuzione del disposto legislativo testimonia quanta importanza l’albese annettesse alla permanenza del Tribunale tanto che nella breve vacatio i locali non erano stati destinati ad altro uso permanente.

Nel corso degli anni si ripresentò la minaccia di soppressione e nel 1997 la situazione era allarmante. Il consiglio dell’Ordine degli avvocati albesi e braidesi, presieduto da Piero Coppa, di concerto con l’amministrazione comunale, governata da Enzo Demaria, compì un grandioso lavoro di studio organizzativo in funzione del riordino della geografia giudiziaria in provincia di Cuneo anche finalizzato alla eventuale istituzione della nuova provincia di Alba-Bra. La minaccia all’epoca fu scongiurata attraverso il sostanzioso ampliamento della circoscrizione del Tribunale con l’accorpamento dei territori dei Comuni di Carmagnola, Poirino, Isolabella e Pralormo, operazione, questa, che consentì di sgravare l’area metropolitana di Torino.

All’epoca Piero Coppa scrisse un libretto intitolato Il tribunale di Alba: una realtà che esige conferma.

Abbiamo tratto da esso un suo ricordo risalente al 1933 quando era bambino e assistette con la mamma e la sorella alla composta e silenziosa sfilata degli avvocati in via Maestra di Alba per ottenere il ripristino del Tribunale. L’attualità di questa testimonianza deriva dalla drammaticità del problema che si è ripresentato in questi giorni.

Nel ricordo dei nostri padri

Ci sono ricordi della nostra infanzia che rimangono così impressi nella memoria da non poter essere dimenticati.

L’episodio cui mi riferisco ha coinvolto tutti gli avvocati, colleghi di mio padre, nel lontano 1933.

Era una sera.

Peccato non sapere la data precisa. Impossibile. Di quelli che vi parteciparono non c’è più nessuno.

Io avevo 10 anni e l’avvenimento era importante perché ha modificato le abitudini della nostra famiglia, di solito abituata a radunarsi per il pasto serale verso le otto.

Quella sera mio padre uscì dall’ufficio prima perché doveva andare – ci disse – a una riunione di avvocati per il Tribunale. Io naturalmente non capivo ma sentivo che era una cosa importante. Mio padre non usciva mai di sera: il fatto che anticipasse la cena, che uscisse di casa era insolito non si spiegava se non per un qualche cosa di eccezionale. Ma difficile capirlo.

Noi, io, mia madre e mia sorella, terminammo la cena poi, dopo un poco mia madre ci disse: «Adesso andiamo a vedere papà che passa per via Maestra con i suoi colleghi avvocati».

Via Maestra era, come ancora oggi, la via principale di Alba. Collega la piazza del Municipio con piazza Savona.

Gli avvocati di Alba si dovevano trovare in piazza del Duomo sotto il porticato del Comune. Sfilando poi per via Maestra dovevano raggiungere piazza Savona. Lì c’erano gli altri colleghi di Bra che li aspettavano.

Mia madre ci mise un cappottino e poi ci prese per mano e ci avviammo verso via Maestra, che era vicinissima a casa nostra. Ci fermammo all’imbocco della via con via Cuneo in cui abitavamo.

Dopo un poco li avvistammo arrivare. Vi era davanti una bandiera portata da uno in divisa e poi c’era il podestà con una fascia tricolore alla cintura. Era l’ing. Molineris, e poi c’erano loro gli avvocati colleghi di mio padre tutti quasi vestiti a identico modo con quei soprabiti grigi o neri lunghi a un palmo dallo stinco con gli stivaletti che allora usavano. Seri e compunti passarono davanti a noi.

Mio padre al vederci fece un cenno di saluto col capo accompagnato da un sorriso.

Non erano molti. Saranno stati una ventina. Ma c’erano tutti.

Li conoscevo perché venivano in ufficio a trovare mio padre e io facevo i compiti proprio in una camera a fianco dello studio di mio padre che mi presentava e loro mi presagivano: allora tu farai l’avvocato come tuo papà. Era la cosa più naturale di questo mondo. Non mi sarei mai sognato di fare altro. Solo Costanzo, figlio di Bubbio, parlamentare e sottosegretario, non aveva seguito le orme paterne diventando un famoso seguace di Ippocrate quasi provocando un trauma in famiglia. Ci ha poi pensato il nipote Teodoro a ripristinare gli equilibri. Ma gli altri seguirono la tradizione e così fecero Pasquero, Barelli, Bonaudi, Roberto e Viglino.

Camminavano lenti senza un particolare passo marziale. Non era una parata ma una dimostrazione con scopi ben precisi, legati al ripristino del Tribunale soppresso.

S’era fatta di sera per non sottrarre ore di lavoro diurne. Allora non era facile indire manifestazioni. Solo motivi importanti le autorizzavano e in quel caso la ragione era più che importante. E c’era anche il podestà con la fascia tricolore e la bandiera del Comune.

Il corteo raggiunse piazza Savona e lì sotto i portici si erano radunati gli avvocati di Bra che attendevano i colleghi albesi per unirsi a loro.

Nelle circostanze importanti la rivalità fra Alba-Bra veniva accantonata e quella era un ‘occasione particolare che interessava tutti e tutti erano uniti e d’accordo. Sì la rivalità fra le due città c’è sempre stata: mai espressa in toni aspri, però c’era. La si sentiva allora come adesso quando ad esempio si parla di ospedali. Allora Bra era la città industriale con le sue concerie famose in Italia e oltre, mentre Alba era la città dei paesani dediti solo all’agricoltura. E questa differenza i braidesi la facevano risaltare. Come facevano risaltare che loro abitavano nella piana alta e quando dovevano venire ad Alba dovevano scendere nella nebbia mentre da loro c’era il sole. La cosa poteva succedere una-due volte all’anno, però era un motivo di supremazia che non veniva trascurato.

Poi le cose cambiano e dopo la guerra sorsero e si imposero le industrie albesi della Ferrero e della Miroglio mentre le concerie braidesi avevano fatto il loro tempo e s’invertirono i motivi di rivalità.

Son cose che succedono nelle migliori famiglie e Alba e Bra sono come due sorelle che si beccano l’una con l’altra. Ma se si tratta di fare qualcosa di importante allora si mettono l’una a braccetto dell’altra e vanno d’accordo. Vedi ora per fare delle loro città una nuova bella e promettente provincia.

E cosi anche allora. Era stato soppresso il Tribunale, il disagio per tutti, avvocati, cittadini, era enorme. Dover andare a Cuneo per far le cause con i pochi mezzi di cui allora si disponeva era un’avventura e richiedeva una giornata intera sin dalle prime ore dell’alba per andare e ritornare.

E non tutti avevano la macchina: ce n’era poche. Mio padre l’aveva: era una Ford col muso alto e ovale. Era una bella macchina. Al mattino presto si trovavano nel cortile di casa mia tre-quattro avvocati: salivano in auto e via per Cuneo. A volte anche solo per fare due o tre cause, non come ora che a volte si va in udienza con venti-trenta cause. Terminata la mattinata in Tribunale, si trovavano in una trattoria della Cuneo vecchia e lì pranzavano fra un racconto e l’altro di una causa o di un fatto di famiglia e poi, senza aver trascurato un bicchiere di quello buono, ritornavano a casa. Ma intanto s’era fatta sera. Quella era la vita che si faceva senza Tribunale. Ma non c’era altro rimedio. Allora gli avvocati non usavano associarsi. Erano troppo individualisti.

E così quella sera si trovarono tutti gli avvocati quelli di Alba e quelli di Bra tutti d’accordo per un unico scopo: richiedere il ripristino del Tribunale ad Alba. Quando s’incontrarono alla cima di via Maestra, il corteo degli albesi che giungeva da piazza del Duomo si fermò per un istante. Si strinsero le mani quelli di Alba con quelli di Bra quasi per siglare un patto e un’intesa di comuni intenti.

Si strinsero le mani quelli di Alba e quelli di Bra e poi tutti insieme si avviarono dietro la bandiera del Comune e il podestà con la fascia tricolore attraversando piazza Savona sino al monumento del generale Govone a cavallo. Lo chiamavano il monumento col cavallo a cinque gambe, perché aveva la coda lunga che arrivava sino a terra e da distante pareva proprio che il cavallo di gambe ne avesse cinque.

Quel monumento non c’è più. I fascisti lo usarono per fare dei cannoni durante la guerra. Di Govone c’è solo più il nome del ginnasio e liceo, ma ora si parla di toglierlo. Forse è già durato troppo. Di altri famosi nello studio del pensiero e dello scrivere si parla.

Si fanno i nomi di Chiodi e di Fenoglio e anche di Pavese. Si vedrà quel che accadrà.

Allora il generale Govone a cavallo del destriero a cinque gambe in piazza Savona c’era ancora. Lì si fermarono gli avvocati di Alba e Bra col Sindaco e il vessillo del Comune e incominciarono i discorsi.

Noi, io, mia madre e mia sorella, avevamo visto tutto quello che dovevamo vedere: mio padre con gli avvocati che sfilavano per Alba per chiedere il Tribunale.

Siamo ritornati a casa.

Non so dei discorsi: né mi sarei reso conto.

Passarono gli anni ma non quel ricordo

E col tempo e con gli avvenimenti cui direttamente ho partecipato quei discorsi hanno preso un senso e posso immaginare cosa allora significarono.

Il Tribunale venne ripristinato nel dicembre 1933.

Quel gruppuzzolo di avvocati che aveva sfilato per Alba reclamando il loro Tribunale aveva vinto la sua battaglia. E allora Alba non aveva il potenziale industriale che oggi la rende importante nel mondo, e allora non c’erano le strutture imponenti quali il moderno Tribunale inaugurato da Vassalli nel 1989 e il complesso penitenziario in località Toppino, e allora gli avvocati erano solo in numero di 28, mentre oggi superano le cento unità.

Però già sin d’allora le motivazioni della ricostituzione furono la urgente e assoluta necessità di apportare modificazioni alla circoscrizione giudiziaria: ritenendo insostenibile l’esistenza di un unico Tribunale a Cuneo.

Sono trascorsi oltre sessant’anni e di nuovo si discute:

Tribunale di Alba si: Tribunale di Alba no.

Forse che si deve di nuovo fare un altro corteo dietro ad un altro Sindaco pure esso ingegnere come quello di allora ma sempre con fascia tricolore e dietro sempre ad uno stendardo del Comune? Più glorioso, però, quello di oggi perché porta la medaglia d’oro al valore per il sacrificio dei suoi figli nella lotta per la liberazione.

La protesta di oggi

Oggi come allora la protesta contro la soppressione del Tribunale decisa dal Governo ha riunito numerose autorità, personale amministrativo-giudiziario, avvocati e cittadini che sabato 15 settembre scorso si sono ritrovati per un girotondo di solidarietà.

Perché gli albesi non si daranno per vinti e continueranno a lottare per la conservazione di un bene indispensabile per il territorio, prezioso per tutti ed a tutti comune.

A cura degli avvocati Patrizia e Angioletta Coppa, figlie del compianto avvocato Piero Coppa