“Sulle colline di Langhe e Roero meglio coltivare tartufi che nocciole”

Fiera del tartufo: come la vivono gli albesi. Partecipa al sondaggio
Stelvio Casetta (a sinistra) nel Mercato del tartufo alla Fiera di Alba

L’intervista che segue fa parte di un ampio servizio sul tartufo sul numero uscito sul numero di Gazzetta d’Alba del 30 gennaio. 

LA PROPOSTA Più tartufaie e meno noccioleti. A lanciare la provocazione è il presidente dell’Associazione dei tartufai albesi Stelvio Casetta. «Vogliamo salvare la produzione tartufigena? Non basta cercare di preservare i pochi boschi rimasti, bisogna creare nuove tartufaie», spiega l’esperto trifolao roerino che in un’area di sua proprietà impianterà alberi micorizzati dalla società francese Robin: tre ettari di coltivo. Se la micorizzazione del tuber magnatum Pico, il tartufo bianco, rimane una chimera, la micorizzazione del tuber melanosporum (tartufo nero pregiato), del tuber uncinatum (scorzone invernale) e del tuber aestivum è infatti una realtà affermata in Francia e nel Centro Italia.

Cinquanta chili all’ettaro

«Un imprenditore francese di fama mondiale, a cui ho addestrato i cani per la cerca del tartufo, ha impiantato alberi micorizzati con tartufo nero su nove ettari di terreno in Sudafrica. Dopo otto anni la produzione è entrata a pieno regime e l’imprenditore è soddisfatto della produzione, che supera i 50 kg all’ettaro. Se è stato possibile in Sudafrica, in Piemonte le condizioni dovrebbero essere più favorevoli», spiega Casetta, che aggiunge: «In passato sono stati fatti due esperimenti, uno fallimentare, a Ceva, quasi vent’anni fa, e uno molto positivo in Val Grana. Nel frattempo le tecniche di micorizzazione sono state affinate e oggi le probabilità di successo sono molto elevate».

L’investimento del futuro

Casetta non ha dubbi: l’investimento del futuro saranno le tartufaie: «Oggi piantare un ettaro di nocciole costa circa tremila euro, mentre piantumare un ettaro di alberi micorizzati costa cinquemila euro. Un noccioleto arriva alla piena produzione dopo 10 anni, una tartufaia dopo 7 o 8. Le rendite di quest’ultima sono molto più alte, basti pensare che il tartufo nero pregiato viene venduto mediamente a 400-450 euro al chilogrammo e che l’azienda Robin garantisce una produzione annua di tartufi per ettaro che va da 20 a 90 kg».
I benefici, dice Casetta, non sarebbero solo economici: «Un noccioleto necessita di manutenzione e di una grande quantità di prodotti chimici che con il tempo sono diventati una delle cause dell’inquinamento in campagna e della scomparsa dei tartufi. Una tartufaia non ha bisogno di altro che di una fresata una volta all’anno, non servono manutenzione e non servono diserbanti».
Provare per credere: «La sperimentazione partirà su tre ettari di terreno con roverelle (Quercus pubescens) e noccioli, particolarmente adatti alla micorizzazione, se non vengono irrorati con diserbanti, proveremo anche a micorizzare alcune piante con lo scorzone e una serie di pini con il tuber magnatum Pico, sono fiducioso che la realizzazione di tartufaie micorizzate, in alternativa alla monocoltura, possa rappresentare il futuro della nostra zona, un futuro più sostenibile, ma anche più redditizio».
Marcello Pasquero

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