Trekking in Langa è in cammino da venticinque anni

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ALBA Trekking in Langa ha festeggiato i suoi primi 25 anni con una serata che ha ripercorso la storia dell’associazione. Venerdì 7 settembre la Locanda del Barbaresco di San Rocco Seno d’Elvio ha ospitato associati e amici di vecchia data che, insieme al presidente Elio Sabena, hanno sottolineato il prezioso lavoro svolto a tutela del territorio e del paesaggio di Langa.
Trekking in Langa in questi anni ha cartografato e segnalato circa 700 chilometri di sentieri e ha conosciuto le trasformazioni di un territorio sempre più interessato da un turismo attento alla bellezza e all’ambiente. Sabena sottolinea: «L’associazione ha mosso i primi passi proprio dalla Locanda del Barbaresco, curando il sentiero che conduce a San Bovo. Da qui è iniziato un lavoro finalizzato alla messa in valore delle nostre colline, che ha incrociato le necessità di un turismo internazionale in forte crescita». Il buon lavoro dell’associazione ha convinto enti locali e piccoli Comuni a migliorare i percorsi. La costituzione della rete sentieristica del Barolo, ad esempio, è stata resa possibile dall’impegno condiviso con i produttori locali, convinti della bontà di un progetto capace di attrarre un turismo responsabile. «Il collegamento fra i sentieri, organizzati ad anello, ne ha permesso l’accesso anche agli sportivi», prosegue Sabena.
«In questi anni, abbiamo formato numerosi collaboratori, attenti anche al mantenimento dei percorsi. Oltre alle consuete camminate domenicali Trekking in Langa ha ideato, ad esempio, Bar to Bar, che con i suoi 140 chilometri – percorribili in una settimana – consente di esplorare il paesaggio del Barbaresco e del Barolo».
A riconoscere i meriti dell’associazione c’era Gigi Cabutto, già presidente dell’enoteca del Barolo ed ex sindaco di Grinzane: «Camminare per i sentieri dei vini ti fa risentire la voce contadina che purtroppo si sta spegnendo e che va recuperata».
Cabutto mette in guardia dalla tentazione di sedersi sugli allori: «Chi si sta riempiendo la bocca del troppo decantato Unesco perde di vista la vera matrice, fatta all’origine dai coltivatori; quella che dovrebbe rimanere nell’essenza delle nostre colline. L’Unesco, senza questa, non ha un vero senso».

al.de.

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