Italia: il testamento è un tabù e i contenziosi durano 8 anni

Bra: interpello e mediazione per le imposte locali

ALBA In Italia appena 13 persone su 100 lasciano le ultime volontà in un testamento. È un dato che fa riflettere, se paragonato a Francia e Gran Bretagna dove 4 persone su 5 dispongono la suddivisione dei propri averi. Se ne è parlato nel convegno sui temi della successione e della gestione patrimoniale promosso dalla direzione territoriale albese di Ubi banca e da Lombardia vita.
L’istituto bancario ha di recente formato i propri addetti riguardo la normativa sulle successioni e propone ai clienti e al pubblico incontri divulgativi, affidando alla dialettica dell’avvocato Valeria Glave l’approfondimento delle diverse tematiche quali la detenzione e il trasferimento dei patrimoni, la pianificazione successoria e il ventaglio di possibili soluzioni – dal testamento alla donazione, dal patto di famiglia alle assicurazioni sulla vita, senza tralasciare l’impatto fiscale.
Quello che sembra un argomento ostico, quasi tabù, viene spiegato con spunti inattesi: il desiderio di lasciare armonia tra i propri cari e quello di decidere del propri averi. Non c’è niente di meglio di alcuni casi molto noti, ben illustrati da Glave, per entrare nel discorso: «Bernardo Caprotti, patron dell’Esselunga, ha predisposto con il testamento la continuità delle sue aziende distribuendo in modo ragionato le quote tra i figli nati da due matrimoni e lasciando una corposa quota anche alla storica segretaria, tutto per evitare contrasti, che invece sono ancora in corso sull’eredità di Lucio Dalla. Il cantante non ha fatto testamento, così la legge ha stabilito la divisione degli averi tra i cugini di quarto grado e, dopo sette anni, il contenzioso è ancora aperto, mentre il compagno storico di Dalla ha ricevuto null’altro che l’importo della polizza sulla vita di cui era beneficiario». Entrando in questioni più tecniche la relatrice ha reso evidente quanto sia indispensabile programmare la successione. In primo luogo lasciare tutto in mano alla legislazione italiana comporta lunghe attese: si va da un minimo di sei-otto mesi per i casi meno litigiosi agli otto anni per risolvere in tribunale i contenziosi, che saranno sempre più frequenti visto il disgregarsi delle famiglie e l’aumento di seconde nozze e di convivenze.
Va considerato anche l’aspetto della tassazione che, in Italia è tra le più basse d’Europa – 4 per cento dal milione di euro in su per i parenti più prossimi – ma in Parlamento c’è una proposta di legge per far triplicare le aliquote in modo da allinearle al resto dell’Unione. Meglio allora, per chi ha un’impresa, usare lo strumento del patto di famiglia per trasferirne la proprietà ai discendenti in modo da garantirne la continuità. Anche in questo campo i numeri sono disarmanti: solo il 25 per cento delle aziende sopravvive al passaggio generazionale e, di queste, solo una su sei arriva alla terza generazione.

g.s.

Banner Gazzetta d'Alba