Alba merita il suo posto nel territorio del Barolo

Alba merita il suo posto nel territorio del Barolo 2

Mario Sandri: «Ho protocollato una richiesta ai sindaci Bo e Garau, oltre che al presidente della Regione Alberto Cirio per una revisione dei confini tra Alba e Grinzane Cavour»

LA PROPOSTA Mario Sandri, consigliere comunale albese, poeta e produttore vitivinicolo, rispolvera dopo 40 anni l’idea che, con un escamotage in salsa langarola, permetterebbe ad Alba di diventare il dodicesimo Comune della zona del Barolo, senza aumentare di un solo metro la superficie vitata a Nebbiolo da Barolo.

Un piccolo spostamento dei confini potrebbe riscrivere la storia del settore vitivinicolo di Langhe e Roero e imporre Alba come capofila nella promozione di un vino che continua a crescere nelle vendite e pure nei prezzi ed è con il tartufo bianco veicolo di turismo enogastronomico. L’idea piace e seduce e potrebbe mettere la parola fine a una mancanza che tutto il territorio ha sentito.

In questa mappa multimediale realizzata da Gazzetta sono indicati i confini comunali di Alba (linea rossa) e Grinzane Cavour (linea Blu). In arancione le aree che potrebbero essere scambiate tra i due comuni.

La storia parte dal 12 luglio 1963, quando il presidente della Repubblica Antonio Segni sigla il decreto “Norme per la tutela delle denominazioni di origine dei mosti e dei vini”, la cui elaborazione e approvazione parlamentare ha avuto come protagonista il casalese Paolo Desana, senatore nella legislatura 1958-1963. Nascono le Doc, cambia la storia del vino e, se vogliamo, quella di Langhe e Roero. A partire da quella data i patriarchi del Barolo, su tutti Giacomo Oddero, Gigi Rosso, Renato Ratti e Beppe Colla, capiscono che è necessario fare un ulteriore passo per distinguere le eccellenze all’interno delle Doc: nasce così l’idea delle Docg, che diventerà realtà solamente nel 1980.

A partire dal 1965 si mettono però le basi per delimitare le zone “garantite” e non solo controllate e sorge il problema dei confini. Quali Comuni hanno diritto a entrare nella zona del Barolo? Si parte ovviamente con Barolo al centro, allargando il raggio alle immediate vicinanze: La Morra, Monforte, Serralunga, Novello, Castiglione Falletto e Grinzane Cavour. Il cerchio si amplia e comprende Roddi, Diano, Verduno e persino Cherasco, che entra in extremis con un ettaro di vigne del marchese Umberto Fracassi. Un’inclusione che non mancò di fare discutere.

 

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Mario Sandri

E Alba? Rimane fuori, perché non si trova concordanza e perché la proprietaria della tenuta Bernardina (oggi della famiglia Ceretto) Maddalena Missaglia si mostra contraria. Facile parlare col senno di poi, più difficile pensando che fino all’inizio degli anni Sessanta il Barolo fosse un vino poco apprezzato e valorizzato, tanto che spesso ne veniva regalata una bottiglia a chiunque acquistasse una cassa dell’allora prezioso Dolcetto.

Se ne discusse peraltro molto, con Giacomo Oddero su tutti a spingere perché Alba non rimanesse fuori, senza riuscirci. Nacquero così le Docg e si creò la situazione, per certi versi grottesca, per cui una bottiglia di Nebbiolo prodotta con uve raccolte in zona Borzone o Parea dopo tre anni d’invecchiamento diventa Barolo, mentre lo stesso Nebbiolo prodotto con uve coltivate 50 metri più a Nord, oltre il rio, proprio nella tenuta Bernardina all’origine della disputa, dopo tre anni di invecchiamento rimane Nebbiolo.

Tenendo conto del veto assoluto da parte del consorzio di tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani di un allargamento della zona del Barolo e dello stop degli impianti delle nuove vigne di Nebbiolo da Barolo per tre anni, l’idea di Mario Sandri è tanto semplice quanto geniale.

Sandri spiega: «Dopo essermi confrontato con l’ex sindaco di Grinzane Luigi Cabutto e il produttore Claudio Rosso, con amministratori albesi e altri produttori langaroli, il 17 luglio ho protocollato una richiesta ai sindaci di Alba e Grinzane Cavour Carlo Bo e Gianfranco Garau, oltre che al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, per una revisione dei confini territoriali tra la città di Alba e Grinzane Cavour (di cui da tempo si discute). In questo modo Alba potrebbe entrare finalmente nella zona del Barolo e Grinzane Cavour si accingerebbe a risolvere i problemi in via Garibaldi, dove i residenti si trovano spesso la casa con l’affaccio a Grinzane e la camera da letto ad Alba».

In parole povere Grinzane dovrebbe cedere alla capitale delle Langhe una vigna di Nebbiolo da Barolo, un appezzamento anche di piccole dimensioni, ma al confine con Alba, che restituirebbe dal canto suo una porzione della frazione Gallo.

Marcello Pasquero

Carlo Bo fa il conto delle entrate

LE REAZIONI  Che cosa succederà ora? Abbiamo raccolto le reazioni che contano. I due sindaci si dichiarano disposti a vagliare l’ipotesi di Mario Sandri, con il primo cittadino di Grinzane Cavour, come spesso avvenuto in passato, maggiormente convinto e con quello di Alba più prudente: «L’idea di Mario Sandri è interessante e potrebbe riaprire un discorso chiuso da quasi 40 anni. A differenza di chi mi ha preceduto non amo le fughe in avanti; penso che una decisione come questa debba coinvolgere tutta l’Amministrazione e debba essere discussa in commissione e in Consiglio comunale, oltre che essere condivisa con l’opposizione. Su decisioni come questa la condivisione dev’essere massima», dice Carlo Bo.

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A spingere alla prudenza il neosindaco anche le considerazioni sulle implicazioni burocratiche nella cessione di una porzione di Gallo (come si può evincere dalla cartina), che, se dovesse risultare quella ipotizzata da Mario Sandri, prevedrebbe il passaggio di un’ottantina di contribuenti albesi e della distilleria Montanaro a Grinzane Cavour, con tutto ciò che comporta, tra cui una minore entrata per le casse albesi tra 60 e 80mila euro all’anno, una cifra peraltro sicuramente sostenibile per un Comune come Alba.

m.p.

Per Bruno Ceretto e Giacomo Oddero l’ipotesi è geniale

Non usa mezzi termini il produttore Bruno Ceretto, titolare della tenuta Bernardina Monsordo: «L’idea di Mario Sandri  è geniale; sono felice che arrivi da una persona che la terra la conosce bene e che è riuscito a pensare qualcosa che nessun “professorone” aveva progettato negli ultimi 40 anni. Alba nella zona del Barolo vorrebbe dire avere un centro capofila di primo piano per far crescere ancora il Barolo
e rimediare a un errore. Alba deve diventare la capitale della zona del Barolo come Beaune è per la Borgogna, in Francia».

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Un “sì” senza riserve alla proposta di Mario Sandri arriva anche dal patriarca del vino Giacomo Oddero, contattato da Gazzetta:  «Mi fa piacere che l’ipotesi di inserire Alba nella zona del Barolo sia tornata in auge. Ritenevo fosse sbagliato non includere  la città nell’area negli anni Sessanta, mentre negli anni Settanta abbiamo cercato di rimediare con una prima ipotesi di uno spostamento dei confini, che caldeggiai: alla fine se ne fece nulla. Ritengo che i benefici possano esserci per tutti, perché Grinzane andrebbe a risolvere un problema con i residenti e Alba accosterebbe il suo nome al Barolo».

m.p.

Cirio e Ascheri: si darebbe maggiore prestigio a un marchio importante

“Uno dei primi a capire la portata dell’intuizione di Mario Sandri è stato il presidente della Regione, l’albese Alberto Cirio: «Quest’idea permetterebbe oggi di rimediare a una mancanza del passato, senza dover procedere a nuovi impianti o a un allargamento della zona del Barolo. Non posso che essere d’accordo con un’ipotesi di questo tipo, che potrebbe avere un valore simbolico molto forte con l’entrata di Alba nella zona del Barolo». Cirio spiega l’iter che dovrebbe seguire la proposta: «Fondamentale
è che i due Comuni si confrontino tra loro e con produttori e territorio, trovando un accordo sulle modifiche ai confini. Se  le due Amministrazioni concorderanno, la palla passerà alla Regione e al Ministero degli interni, che non dovrebbe avere motivi per eccepire, essendo le parti coinvolte concordi». Anche altri importanti attori condividono l’idea.

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Il presidente del consorzio di tutela di Barolo, Barbaresco, Langhe e Dogliani Matteo Ascheri commenta: «In questo caso siamo spettatori piuttosto interessati del volere dei due Municipi. Se Alba riuscirà ad avere una vigna nel territorio del Barolo,  senza che questo preveda un allargamento dei confini vitati o nuovi impiantamenti, non saremo certo noi a opporci, ben consci che l’ingresso  di Alba potrebbe dare ulteriore prestigio a un marchio importante come quello del Barolo».

m.p.

Cabutto: il tempo in cui il fascismo cancellò l’autonomia del mio paese

LA VICENDA Luigi Cabutto, sindaco di Grinzane Cavour dal 1996 al 2006 e memoria storica, ricostruisce i passaggi che hanno fatto naufragare l’ipotesi di revisione dei confini alla fine degli anni Settanta: «In una riunione tenutasi a Grinzane nei mesi scorsi mi è capitato di raccontare l’iter che tra il 1979 e il 1980 portò Alba a un passo dal diventare Comune del Barolo. Quell’ipotesi è stata raccolta e perfezionata da Mario Sandri e ora potrebbe finalmente concretizzarsi».

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Cabutto prosegue: «Per capire l’attuale situazione bisogna fare un salto indietro. In epoca fascista il Comune di Grinzane venne incorporato in Alba. Alla fine del secondo conflitto mondiale i residenti chiesero di ricostituire il Comune e venne indicativamente preso come confine l’attuale via Garibaldi che nel corso del tempo ha modificato il proprio assetto. Si è venuta così a creare una situazione tragicomica, con le abitazioni che hanno l’affaccio a Grinzane e il resto delle stanze sotto Alba. Ci sono persino case divise a metà tra un Municipio e l’altro. Emblematica risulta anche l’area in cui ha sede la pizzeria Bargiglio rosso, che si trova a Grinzane, anche se l’incrocio antistante delimita i Comuni di Alba e Diano».

L’ex primo cittadino di Grinzane ricorda: «Fin dai primi anni Settanta, quando era sindaco di Alba Francesco Sobrero, si iniziò a pensare a un modo per rimediare a queste incongruenze. Il passaggio in cui andammo vicini a scrivere la storia avvenne circa quarant’anni fa. Tra il 1978 e il 1979 l’allora sindaco di Alba Tomaso Zanoletti convocò 70 capifamiglia residenti nella Piana del Gallo e chiese a loro se fossero d’accordo con il passaggio sotto il Municipio di Grinzane. Solo il cestaio Rama si oppose, tutti gli altri residenti accettarono. Rimaneva l’ostacolo di un referendum (che oggi non sarebbe necessario, nda), ma l’accordo non venne firmato quando si arrivò al dunque: sostanzialmente perché Grinzane Cavour chiese un’area che comprendeva anche gli stabilimenti della Mondo».

Per il Comune di Alba il passaggio avrebbe significato privarsi di entrate di primo piano per le casse municipali, con la Mondo annoverata tra le prime quattro aziende nel territorio per il fatturato.

«Oggi l’ipotesi di Mario Sandri non prevederebbe il cambio per la Mondo e il referendum non è più necessario: i tempi potrebbero essere dunque propizi per riprendere in mano quell’idea rimasta nel cassetto per quasi 40 anni», conclude Cabutto.

m.p.

 

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