Emil Marinov Tzeinski: le icone, tra arte e fede

Ha realizzato opere per papa Giovanni Paolo II, per vescovi, cardinali, politici e Vip

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IL PERSONAGGIO Un laboratorio ricavato in un’aula dell’oratorio della parrocchia del duomo, diventato un piccolo scrigno di meravigliosi disegni realizzati a matita: è questo il piccolo regno di Emil Marinov Tzeinski, iconografo tra i più conosciuti e apprezzati della Bulgaria, da oltre 30 anni in Italia. Da febbraio Emil e la compagna Tania sono arrivati ad Alba, grazie all’amicizia con Bruno Martino, accolti da don Dino Negro e da don Renzo Costamagna, che hanno ricavato per loro, in via provvisoria, un piccolo studio. Nella sua lunga carriera Emil ha realizzato icone per papa Giovanni Paolo II (oltre a un evangeliario per Benedetto XVI), per vescovi, cardinali, politici e Vip. Da alcuni mesi sta lavorando a un volume illustrato dedicato ai beati di Savoia per il re di Bulgaria Simeone II e spera di tornare in possesso di oltre 100 opere custodite a Berlino.

Emil, come si diventa iconografo?

«La mia passione per l’arte è nata in tenera età. Sono andato a bottega, ho studiato al liceo artistico di Sofia, ma per dipingere icone non basta essere un artista: per questo ho studiato anche teologia».

Una tradizione di famiglia?

«La mia famiglia aveva una forte vocazione artistica, ma mio padre era giornalista. Mi ha spinto ad apprezzare il bello, ad avere fede, tanto che per un periodo pensai di diventare monaco. Cambiai idea per paura potesse limitarmi dal punto di vista artistico. La fede, però, è rimasta e mi aiuta ad andare avanti quando le cose non vanno».

Per un periodo ha vissuto in un monastero?

«Sì, dopo gli studi artistici ho frequentato il monastero di Rila, apprendendo dai monaci non solo la tradizionale tecnica delle icone, ma anche lo stato d’animo, profondamente intriso di spiritualità, che deve accompagnare la realizzazione di un’icona».

Che cosa rappresenta per lei vivere in Italia?

«L’Italia per ogni artista rappresenta un punto di riferimento. Ci sono arrivato nel 1991, dopo aver lavorato a Salonicco e Atene. Ho vissuto a lungo in Brianza: qui ho tenuto mostre, realizzato centinaia di opere. È stato un periodo molto creativo, che mi ha portato a conoscere anche papa Giovanni Paolo II».

Come ci è riuscito?

«Scrissi a Karol Wojtyla raccontando la mia storia, ma non pensavo che avrebbe risposto; invece, pochi giorni dopo, mi ha invitato a Roma. L’ho incontrato privatamente e gli ho donato un’icona».

È vero che alcune sue opere sono state acquistate anche da Silvio Berlusconi?

«Sì, mi è capitato di conoscerlo durante un evento. Gli ho regalato un’icona e Berlusconi ne ha acquistate altre».

Un bel periodo per lei?

«Sì, proficuo. Ho esposto in numerose mostre in Italia e all’estero. Sono stato ad Assisi con due personali, a Berna, a Bari e in altre città. Le mie opere sono state acquistate in tutto il mondo, dalla Grecia alla Francia, dalla Svizzera alla Germania, dalla Russia al Canada, dal Giappone all’Australia. Sono stati anche gli anni in cui è nata mia figlia, che oggi vive a Berlino».

Poi cosa è successo?

«Ho avuto vicissitudini familiari. Sono tornato in Bulgaria a inizio 2010, sono stato due anni in Inghilterra, in Islanda, in Russia e in Lettonia, fino a Berlino, dove ho realizzato la mia ultima personale e dove si trovano ancora 100 tra icone e grafiche».

Perché non le porta qui?

«Perché trasferire 100 opere comporta un costo che al momento non posso sostenere: spero qualcuno mi voglia aiutare. Vorrei portarle ad Alba e realizzare una mostra».

Quale insegnamento ha tratto dalla vita?

«Ad avere fede, specie quando tutto sembra perso. L’ho capito un mese fa, quando ho vissuto giorni difficili. In quel momento mi ha chiamato mia figlia, dicendomi che ero diventato nonno: suo figlio si chiama Emil».

Marcello Pasquero

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