Corriere delle nostre Langhe nei ricordi di un viaggiatore

Corriere delle nostre Langhe nei ricordi di un viaggiatore

LETTERA AL GIORNALE Sessanta, forse settant’anni fa, per le strade della Langa, su una specie di gran cilindratura, l’asfalto era di là da venire. L’ente provinciale provvedeva a mandar camion di ghiaia: il cassone si ribaltava su un fianco e i cantonieri, pala e carretta, trasferivano la ghiaia nei punti dove occorreva ripristinarla, là dove i mezzi pesanti in transito l’avevano schiacciata, affondata nella terra, ora esposta al consumo delle piogge.

I ricordi di un pendolare di quei tempi parlano di Fiat 66 oppure Lancia modello 3Ro, ma soprattutto di buche, dossi, pozzanghere, dilavamenti; di carreggiate strette e nevicate abbondanti, muraglioni di neve ammassati a bordo strada, a tratti interrotti da nicchie spalate a mano, spazi bastevoli al cauto incrocio di due mezzi.

La strada sulla dorsale di Serravalle era larga intorno ai 6 metri, più larga di quella, ad esempio, di Feisoglio; qui due pullman, nevicate a parte, potevano sempre incrociare. Il nostro pendolare, originario appunto di Serravalle, ha più dimestichezza con questa tratta. Ricorda sempre quando, giovane servitore, aveva obbedito al padrone, che gli aveva detto: «Sali anche tu, attaccati lì»; intendeva che viaggiasse in piedi, appeso alla scaletta esterna della corriera. Quella volta era stato da borgata Manera fino al suo paese: oltre alle buche e agli scossoni, occorre dire che era pieno inverno e le mani del ragazzino, strette al metallo, insistevano a congelare. La scaletta fissa posteriore permetteva di salire sulla capotta, e piazzarci canestri di polli, robiole, conigli, uova; all’arrivo ad Alba, il padrone (un vecchio seduto in un cortile) si faceva pagare il trasporto merci in denaro.

Nei giorni di mercato, le merci erano un cumulo; dentro al pullman, la gente stava in piedi nel corridoio tra i sedili, sui gradini, in tutti gli spazi possibili, pigiata come acciughe. I mezzi, privi di riscaldamento, non avevano servosterzo e il cambio (4 marce, più le ridotte) non era sincronizzato: bisognava fare la doppietta. All’autista si affiancava il bigliettaio: suoi compiti, riscuotere la tariffa; aprire e chiudere le porte; portare e ritirare la posta presso gli uffici postali (solo nel vicinato). La Posta era del resto il soprannome della corriera Fiat modello 66 delle autolinee Fratelli Savigliano, guidata da Giuseppe Raimondo, detto Pinotu, sulla tratta Alba-Savona.

Partiva alle 6 del mattino da Alba, dalla sede in corso Fratelli Bandiera 9, e toccando Diano, Montelupo, Tre Cunei, Pedaggera, Serravalle, Bossolasco, Murazzano, Montezemolo, Millesimo, Carcare e Altare, arrivava a Savona alle 8.30. Alle 16.30 la ripartenza, con arrivo alle 19 ad Alba.

All’autista Vignale spettava il mezzo (un Lancia 3Ro) impiegato sulla seconda linea, quella Bossolasco-Alba: ogni giorno due andate e due ritorni, con fermate comuni alla prima linea e altre a richiesta: Rossotto, Valgaia, ai Cavallotti (bivio per Albaretto Torre), al bivio dei Finazzi, dopo Serravalle, all’altezza di un pilone votivo. A quasi settant’anni di distanza, il pendolare ricorda vivamente ogni dettaglio; è probabile che si debba piuttosto chiamarlo un viaggiatore.

un lettore, Alba

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