Il sogno di migliorare il mondo

Dopo la laurea in filosofia, ho nascosto un pezzo di me, per ritrovarlo: oggi costruisco reti di socialità per consentire al mondo di migliorare

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LA STORIA «Persi un pezzo di me nel tragitto dall’università al mondo del lavoro: successe esattamente nel momento in cui capii che la mia laurea in filosofia sarebbe servita a niente. Non era tanto per i soldi spesi o l’impegno nello studio, per le code in segreteria o per il lavoro al ristorante svolto per pagare l’affitto. Il mio disagio era più per aver capito che non c’è spazio in questo mondo per il pensiero, per la fantasia del ragionamento, anche per la costruzione di un’analisi lenta e profonda del reale».

Così Luisa, 35enne albese, racconta la propria transizione dai banchi di scuola all’ufficio di un’azienda. Oggi la giovane donna sta lavorando, ma l’inizio della sua vita professionale non è stato facile. «Iniziai a lavorare in una ditta in cui compilavo fatture. Un pezzo di me era morto: quello del desiderio, del creare. Iniziai a vedere la vita come un progressivo scadere del tempo e a pensare alla sicurezza economica, allo stipendio fisso, agli altri individui come fonte di utilità invece che di incontro. Piano piano qualcuno mi aveva rubato i sogni e il mio cuore moriva. Un giorno mi alzai dal letto e capii che non potevo continuare così. Avevo conosciuto la vita di chi pensa soltanto a produrre, a fare, a sopravvivere. Avevo vissuto attimi in cui la funzionalità aveva preso decisamente il posto dell’emozione. Avevo vissuto ciò che più era lontano da me per trovare la vera me. Quella vita non mi apparteneva. Allora, mi licenziai. Passai un periodo molto triste, ma dalle ceneri nascono fenici. Oggi coltivo sogni: scrivo, faccio laboratori per bambini nelle scuole, organizzo seminari e piccoli eventi letterari. Costruisco reti per consentire al mondo di migliorare. È la mia piccola, felice resistenza. Oggi capisco che quel pezzo di me non l’avevo perso, l’avevo solo nascosto per proteggerlo».

r.a.

INCHIESTA: IL LAVORO CHE VERRÀ

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