Primi indagati a Vercelli per la situazione delle Rsa, la Procura di Torino indaga sulle email sparite

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TORINO Ci sono i primi indagati in Piemonte per la questione Coronavirus. A compiere il passo è stata la procura di Vercelli, che si sta occupando delle circa 40 morti registrate nella casa di riposo cittadina di via Mazzini. I magistrati hanno disposto delle autopsie (tre sono state eseguite venerdì 17 aprile) notificando un avviso di garanzia al direttore della struttura, Alberto Cottini, e alla direttrice sanitaria, Sara Bouvet. Si procede per omicidio ed epidemia colposa.

A Torino, intanto, si estende il fronte delle indagini. A Palazzo di giustizia esiste da qualche settimana un fascicolo – senza indagati né ipotesi di reato – sulla penuria di mascherine, visiere e dispositivi di protezione che affliggeva gli infermieri. Ora è stato acceso un faro su un pasticcio capitato all’Asl: quello delle email fantasma. Un pasticcio che in marzo potrebbe avere provocato parecchi inconvenienti, se non nella gestione dei casi di contagio, nella raccolta dei dati. Molti dei messaggi con cui i medici di famiglia segnalavano alla rete sanitaria i pazienti con sintomi di sospetto Coronavirus non hanno mai raggiunto il Servizio di igiene e sanità pubblica: la casella di posta elettronica si riempiva troppo rapidamente e rifiutava le missive in eccesso. Il problema, quando è emerso, è stato risolto installando una nuova piattaforma (fornita dal Consorzio per il sistema informatico del Piemonte) e aumentando il personale: un medico e due infermieri non potevano bastare, da soli, per leggere e gestire la massa di messaggi. Che all’epoca erano circa 500 al giorno. «Era come se un bagnino si fosse trovato da solo a fronteggiare uno tsunami», ha commentato il responsabile del servizio, Roberto Testi. Nel frattempo i medici di base non avevano ricevuto risposte. A occuparsi della questione sono, di propria iniziativa, i carabinieri del Nas del comando di Torino, che da settimane lavorano ventre a terra soprattutto sulla situazione delle Rsa: un lunghissimo elenco di morti su cui sono in corso inchieste in quasi tutte le procure piemontesi. I magistrati, però, dovranno procedere con modalità diverse dalle solite: secondo quanto riferito da alcuni specialisti contattati dagli inquirenti, le autopsie, se effettuate a distanza di troppi giorni, non permettono di accertare la presenza del virus. I Pm di Vercelli hanno disposto il blocco delle cremazioni.

Ansa

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