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Verduno, il capo dell’area medica cambia di botto

Al posto di Casagranda da Cuneo è arrivato Perotto; l’Unità di crisi sostituisce Cornara alla guida della rianimazione con Gioachin

Verduno, il capo dell’area medica cambia di botto

IL CASO «Non è una scelta facile lasciare la famiglia e la propria casa, per venire catapultati in piena emergenza coronavirus, ma sarebbe stato molto più difficile e avvilente restare a casa con le mani in mano, in questo momento in cui la storia ci sta passando davanti e c’è un disperato bisogno di medici»: comincia con queste parole l’intervista (pubblicata sul sito www.gazzettadalba.it) a Ivo Casagranda, fino a ieri responsabile dell’area medica dell’ospedale di Verduno. L’esperto clinico, classe 1952, dal 1997 al 2017 primario di medicina d’urgenza dell’ospedale di Alessandria, racconta i primi giorni di lavoro a Verduno, che definisce un’eccellenza a livello nazionale.

A sorpresa, tra domenica e lunedì, il colpo di mano dell’Unità di crisi, con la sostituzione di Casagranda e Giuseppe Cornara, per pochi giorni primario del reparto di rianimazione. Un fulmine a ciel sereno: «La decisione è stata presa dall’Unità di crisi ed è giunta totalmente inattesa. Ringrazio Casagranda e Cornara, che si sono messi subito a disposizione della nostra Asl, sicuro che saranno degnamente sostituiti da due eccellenti medici attivi in Piemonte», commenta il commissario straordinario per l’apertura dell’ospedale di Alba e Bra, Giovanni Monchiero, nominato dal presidente del Piemonte Alberto Cirio e per questo passato indenne dalle forche caudine dell’Unità di crisi.

I prescelti sono due medici giovani, ma di grande esperienza. A sostituire Casagranda come responsabile dell’area medica sarà Massimo Perotto, 38 anni, urgentista del Santa Croce e Carle di Cuneo dal 2013. Roberto Gioachin guiderà la rianimazione: fino a ieri era direttore della struttura di emergenza 118 dell’ospedale di Novara. Gioachin torna nella Granda dopo essere stato responsabile della base dell’elisoccorso di Levaldigi e anestesista del dipartimento emergenza e accettazione a Savigliano.

Fatale a Casagranda e Cornara potrebbe essere stato l’atteggiamento prudente adottato nei primi giorni, in cui i due esperti medici hanno chiesto di poter istruire i neolaureati, prima di entrare a pieno regime con i ricoveri. Una prudenza che non sarebbe stata in linea con la politica dell’Unità di crisi. Casagranda commenta con lo stile che gli è proprio: «Tornerò a occuparmi di istruzione ed editoria come ho fatto negli ultimi anni. C’è un filo di amarezza per lo stile con cui ci è stata comunicata la decisione, ma, anche se di pochi giorni, la mia e quella di Cornara rimane un’esperienza positiva. Abbiamo trovato un grande ambiente e giovani medici che rappresentano il futuro della nostra professione e sapranno fare bene».

Marcello Pasquero

«Il motivo: non si poteva assicurarli»

«Una scelta dell’Unità di crisi e non dell’assessorato regionale»: è la prima precisazione dell’assessore alla sanità Luigi Icardi sulla sostituzione di Ivo Casagranda e Giuseppe Cornara come responsabili delle aree cliniche a Verduno. Una decisione motivata da un aspetto giuridico e non operativo, dice Icardi: «Nel momento in cui è stato avviato il nuovo reparto Covid-19 nell’ospedale di Alba e Bra, il commissario Giovanni Monchiero è stato chiamato a mettere in piedi in pochissimo tempo la squadra dirigenziale e operativa. Casagranda e Cornara, professionisti di altissimo livello, hanno subito dato la loro disponibilità come volontari e in queste settimane hanno lavorato in modo eccezionale per formare infermieri e medici. Il problema è che, come ha verificato l’Unità di crisi, sono medici in pensione e non possono avere la copertura assicurativa necessaria».

Così è stato deciso di trasferire alcuni primari in attività dal loro incarico e dirottarli su Verduno: «Si tratta di una scelta maturata nell’interesse degli stessi Casagranda e Cornara, per sgravarli di questa responsabilità: in caso di problemi, non avrebbero la copertura adeguata. Mi auguro che la decisione sia stata compresa e che entrambi continuino a collaborare con la nuova struttura, perché il loro contributo è fondamentale».

Nel frattempo, lasciando da parte i cambi al vertice, si corre per ampliare la disponibilità di posti a Verduno: «La Giunta ha concesso maggiori poteri al commissario straordinario, per dargli ancor più autonomia. Era necessario adottare la linea della prudenza, attivando pochi posti alla volta, ma dobbiamo progressivamente aumentarli e arrivare ad almeno un centinaio di letti di ricovero ordinario: al Piemonte serve al più presto la piena attivazione di Verduno, per sgravare il carico degli altri ospedali, dove invece continueranno a essere curati i pazienti nella fase più critica della malattia».

Francesca Pinaffo

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