37° anniversario del delitto Caccia, staffetta di libera in ricordo del magistrato

Caso Caccia: la figlia Paola e l’avvocato Repici hanno parlato di depistaggio

TORINO È un ricordo commosso e speciale quello che si tiene oggi in onore di Bruno Caccia, il magistrato ucciso dalla criminalità organizzata il 26 giugno 1983 in via Sommacampagna a Torino.

Quest’anno Libera ha organizzato con i familiari una staffetta che durerà tutto il giorno per portare fiori davanti alla lapide e ricordare l’ex procuratore di Torino. «Per me è sempre una fatica, ma una fatica importante che si fa volentieri, quella di venire a questa lapide. Io non pesto mai questo marciapiede, perché purtroppo ricordo troppo bene ciò che è successo» spiega una delle figlie di Caccia, Cristina.

«Mia figlia ha l’età che avevo io quando è accaduto e questo mi fa impressione», prosegue. Con lei anche la sorella Paola: «Vi ringrazio perché bisogna davvero rinnovare coraggio e buona volontà. Io passo di qui perché mi serve, queste parole sulla lapide mi danno forza. Noi familiari dobbiamo sempre sforzarci per onorare questo sacrificio, grazie a tutti per darci questo coraggio».

Bruno Caccia è stato ricordato dall’ex magistrato Giancarlo Caselli: «Era considerato un duro e lo era, nel senso nobile della parola, perché significava che non faceva sconti a nessuno e ubbidiva solo alla legge. L’osservanza della legge per lui era una fede e un dogma».

Presente alla commemorazione anche il presidente di Libera Luigi Ciotti: «Non c’è legalità senza responsabilità. In quanti si nascondono dietro la parola legalità e la usano come un lasciapassare!».

«Il Consiglio comunale di Torino ha votato all’unanimità un atto per chiedere alla Commissione parlamentare antimafia di occuparsi del caso Caccia», spiega Carlotta Tevere, presidente della commissione legalità che ha partecipato alla commemorazione rappresentando la Città di Torino. «Essere qui è sempre un’emozione» ha aggiunto.

Davanti alla lapide ha parlato anche Bianca, alunna della scuola media statale Nievo Matteotti di Torino, che sorge a poca distanza da via Sommacampagna e da anni ha preso in carico la memoria del magistrato: «La legalità inizia in famiglia» ha spiegato la piccola, ricordando le attività fatte a scuola in materia antimafia.

Ansa

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