La crisi da Covid potrebbe tagliare 35mila matricole nelle università

L’emergenza economica e sanitaria colpisce in modo silenzioso le nuove generazioni: i dati di uno studio dell’istituto di ricerca Ires Piemonte

La crisi da Covid potrebbe tagliare 35mila matricole nelle università

INDAGINE «Non mi iscriverò quest’anno all’università, perché mio padre è appena stato licenziato dal suo lavoro in una cooperativa e mia madre non lavora. Cercherò di trovare un impiego temporaneo, sperando che le cose si mettano meglio il prossimo anno», racconta Giacomo. Il ventenne abita ad Alba vicino a piazza Cristo re, il suo sogno è quello di diventare giornalista inviato all’estero.

«Ho sempre desiderato viaggiare e studiare, battermi per i diritti umani e non trascorrere la vita pensando solo a me. Sono sicuro che un giorno ce la farò. Semplicemente la vita mi esorta a ritardare. Ho due fratelli, uno gemello e uno più piccolo che frequenta il liceo. Io e il mio gemello ci sentiamo in qualche modo in dovere di aiutare la famiglia in quest’anno così difficile. La nostra attesa si prolunga, per ora viviamo in un tempo sospeso».

La crisi economica e sanitaria colpisce in modo silenzioso e sovente invisibile le nuove generazioni, che devono aggiustare programmi e sogni in base alle contingenze della realtà. La storia di Giacomo è esemplificativa di una condizione collettiva. Nello studio dal titolo “Covid-19: quale impatto sulle immatricolazioni negli atenei del Piemonte?”, l’istituto di ricerca Ires Piemonte ha tentato di fare luce su come le immatricolazioni all’università siano state influenzate dalla pandemia.

Nell’introduzione del lavoro viene citato l’osservatorio Talents venture, che spiega: «Se dovesse realizzarsi una contrazione del Pil a fine 2020 del 9,1 per cento, pari a quella stimata dal Fondo monetario internazionale, il numero di immatricolati nell’anno 2020-2021 potrebbe contrarsi di circa 35mila unità (-11 per cento) in Italia».

Eppure secondo la ricercatrice Ires Federica Laudisa, «fare previsioni in un contesto così mutevole e pieno di incognite è un compito arduo. Dalla letteratura sul tema, tuttavia, emergono alcuni elementi comuni. Il primo è che la crisi economica alimentata dalla pandemia possa incidere sulla decisione di immatricolarsi all’università; il secondo, che la pandemia di per sé influenzi le scelte riguardo a se e dove iscriversi all’università: all’inizio perché sussistevano delle limitazioni alla mobilità stabilite dai diversi Governi per contenere la diffusione del virus e attualmente, col venir meno di queste misure, perché la situazione appare ancora incerta».

Ma come reagiranno gli studenti che si devono immatricolare per la prima volta? Prendiamo come esempio l’Università di Torino: nell’anno 2019-20 si sono iscritti 14.354 studenti a corsi di laurea triennale e magistrale a ciclo unico, con un incremento nell’ultimo triennio del 2,4 per cento. Ires a questo punto elabora tre possibilità per l’anno venturo.

Il primo scenario dà un trend stabile, in cui i nuovi immatricolati a corsi di ambito non medico sarebbero 13.146, con un aumento dello 0,7 per cento rispetto all’anno precedente. A questi vanno aggiunti gli immatricolati ai corsi di ambito medico, portando così il totale a 14.450.

L’epidemia forse inciderà su chi è indeciso

Il secondo scenario relativo agli effetti dovuti alla crisi da Covid-19 prevede che il trend sia in calo: -1,5 per cento di immatricolati nel 2020-21. I ricercatori: «Potrebbe infatti capitare che l’epidemia incida sugli studenti più indecisi, non caratterizzati da una ferrea convinzione su dove immatricolarsi: la crisi sanitaria, la paura del contagio e le difficoltà nella mobilità da una città all’altra sono tutti elementi che potrebbero esacerbare i dubbi o crearne di nuovi. Questi elementi potrebbero scoraggiare in particolare gli studenti provenienti da fuori regione e dall’estero».

Nel terzo scenario si tenta di considerare anche l’impatto della crisi economica. L’effetto combinato della recessione e del timore da pandemia determina un panorama pessimistico, ma poco probabile secondo le autrici, che vede una contrazione delle immatricolazioni pari al -6,3 per cento. Se questo si avverasse, si aggraverebbe l’atmosfera di pesantezza, che rende sempre più il concetto di “domani” assimilabile a una minaccia, a un qualcosa da cui difendersi, piuttosto che a una speranza per i più giovani.
Il tempo sospeso aumenterebbe, costringendo i neodiplomati a incaricarsi di pesi non previsti, di responsabilità altrui.

m.v.

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