Disservizi nel passaggio da Ubi a Intesa Sanpaolo: il punto con i sindacati

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La sede di Brescia di Ubi banca

BANCHE Lunghe code agli sportelli dell’ex Ubi banca (erede della Cassa di risparmio di Cuneo) passati, dopo la fusione, a Intesa Sanpaolo; segnalazioni di disservizi, talora gravi, da parte di clienti dell’Albese e del Braidese: scene di tensione che vanno avanti dai giorni successivi il passaggio dei conti correnti al nuovo ente creditizio, nel fine settimana dell’8 aprile. Natale Chiesa, coordinatore all’interno di Intesa Sanpaolo per la Federazione autonoma bancari italiani della sezione di Cuneo, lavora in filiale a Bra e prova a spiegare cosa non ha funzionato.

«La fusione è stata completata con successo, il problema è che i dipendenti di Ubi, entrati nel nuovo ente, sono stati mandati allo sbaraglio, senza un’adeguata formazione sull’uso del sistema informatico che gestisce le procedure». Nella Granda sono 84 gli sportelli dell’ex Cassa di risparmio di Cuneo inglobati nella nuova realtà, «a fronte dei 16 che Intesa aveva nella provincia, un rapporto di quattro a uno per quanto concerne i dipendenti». Lavoratori che, secondo l’esponente sindacale si sono trovati senza strumenti per rispondere alle esigenze dei clienti, «il risultato sono cinque settimane di tensione sia per chi ha i conti correnti che fra gli impiegati, costretti a dare indicazioni informatiche ai colleghi, mentre continuano a lavorare. I concetti bancari sono gli stessi ovunque, i sistemi informatici cambiano profondamente fra le diverse banche».

Tutto questo in una provincia nella quale Intesa Sanpaolo detiene la quota maggioritaria del mercato, secondo le sigle sindacali, una situazione che potrebbe richiedere mesi per una sistemazione: «La fusione, va oltre il momento del passaggio dei conti: è un processo complesso già in condizioni normali, senza risorse adeguate per i dipendenti ci vorranno mesi per entrare a regime», conclude Chiesa.

Davide Gallesio

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