Jessica Carroll, l’artista che osserva la natura

L’INTERVISTA «Faccio l’artista da quando sono nata. Sono cresciuta in mezzo all’arte: mio padre era pittore, mia madre scrittrice, figlia di Camillo Mastrocinque, il regista del film Totò, Peppino e la… malafemmina. Io, pur avendo una mentalità analitico-scientifica, ho continuato a fare l’artista». La vita di Jessica Carroll, autrice del percorso d’arte Senso di direzione a Monticello, coincide in buona parte con il suo percorso artistico: la ricerca come forma di esistenza.

L’itinerario, che sarà visitabile fino al 29 agosto (orari: sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18; lunedì, martedì, giovedì e venerdì su prenotazione al numero di telefono 347- 44.37.144), costituisce la tappa 2021 di “Monticello d’arte” ed è sotto la curatela di Carla Testore. A poche settimane dall’inaugurazione, Jessica Carroll ha incontrato Roberto Cerrato, direttore dell’Associazione per il patrimonio dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, durante l’appuntamento “Buongiorno con Jessica Carroll” domenica scorsa, nel parco del castello dei Roero. Al termine l’artista ha guidato una visita alla mostra nel castello, all’installazione in San Bernardino e nella passeggiata fino al poggio di San Ponzio, dove sorge la sua opera Sense of direction.

Jessica, quando è cominciato il tuo percorso artistico?

«A 5 anni pulivo i pennelli per mio papà, a dieci preparavo le incisioni. Da grande volevo fare la biologa, poi però ho fatto l’artista. La passione per la natura, tuttavia, è parte di me, ecco perché nelle mie opere sono onnipresenti elementi e dinamiche del mondo naturale. Nella mia ricerca desidero mischiare l’arte con la scienza, trovare la poesia che c’è nel dato di fatto. Oggi faccio l’artista a tempo pieno, ormai da 35 anni mi dedico interamente a questo. Essere artista è un voto che va rinnovato costantemente: è una vita che, come il mare, è sempre in movimento. E io alle onde sono abituata perché ci sono nata, ad anni meravigliosi seguono spesso anni allucinanti».

Come hai lavorato al progetto “Monticello d’arte”?

«L’idea è nata tre anni fa. Mi ci è voluto un anno per l’elaborazione, poi c’è stato il Covid-19 che ha allungato i tempi. Intanto ho fatto vari sopralluoghi: ho visitato la chiesa, il castello e il poggio di San Ponzio. Il tema intorno al quale ho fatto girare tutto è il senso dell’orientamento, inteso sia come la capacità di trovare la strada che nella sua accezione più filosofica. Da qui nasce il titolo del percorso, Senso di direzione, e la scelta delle opere. Non a caso abbiamo allestito un vero e proprio itinerario che lega le diverse opere, è una sorta di percorso che dialoga con la capacità di orientarsi».

Nelle opere per il progetto si percepisce una forte presenza di un ordine matematico della natura.

«Sono una profonda osservatrice del piccolo e del microscopico ed, esattamente come in natura, nelle mie opere torna spesso il frattale, un oggetto geometrico che si ripete identico su scale di grandezza diverse. Quando lavoro a tema determinato mi immergo molto nello studio, amplifico l’argomento sotto molti punti di vista; talvolta mi concentro in modo così approfondito che fatico a passare all’azione. Grazie alla mia lunga preparazione, per Sense of direction, installata a San Ponzio, ho preparato un bozzetto di creta con sole tre pressioni del pollice. Poi ho dovuto lavorare moltissimo per realizzare l’opera finale nello stesso modo in cui avevo pensato il bozzetto. Sono molto felice del risultato e credo che il luogo in cui si trova sia perfetto».

Federico Tubiello

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