Giornate Fai di primavera sulle tracce di Macrino

Giornate Fai di primavera sulle tracce di Macrino
Macrino d'Alba

ALBA E NEVIGLIE Il Fondo ambiente italiano ripropone le Giornate Fai di primavera: le delegazioni e i gruppi propongono aperture di beni culturali e paesaggistici di rilievo. Per l’edizione 2023 il gruppo Fai di Alba e Langhe, prendendo a prestito il lavoro già sviluppato a gennaio sugli influssi della pittura di Caravaggio nell’Albese, ha allestito un circuito di visita dedicato a Macrino d’Alba, pittore attivo in Piemonte e a Pavia tra il 1495 e il 1513. Il percorso comprenderà Alba – la chiesa di San Giovanni e il Palazzo comunale – e la chiesa di San Giorgio a Neviglie.

Le visite saranno a cura non solo dei volontari, ma anche e soprattutto degli apprendisti ciceroni del Fai, con il coinvolgimento di studenti del liceo classico Giuseppe Govone e dell’artistico Pinot Gallizio.

A fine manifestazione, in collaborazione col liceo musicale Leonardo da Vinci sarà offerto un concerto di musica classica presentato dagli studenti, in programma domenica 26 marzo alle 20.30 nella chiesa di San Giovanni. «Ringraziamo per la collaborazione le scuole e i Comuni, oltre all’associazione San Giovanni e, non ultimo, Giorgio Proglio per aver inserito l’itinerario delle due giornate sull’applicazione turistica Tabui», dicono dal gruppo Fai albese, guidato da Cesare Girello.

Per avere ulteriori informazioni è possibile scrivere ad albaelanghe@gruppofai.fondoambiente.it.

Davide Barile

Altri luoghi da visitare

  • ASTI

Liceo classico Vittorio Alfieri

Il Palazzo del Collegio sorge sulle vestigia della cripta romanica del complesso benedettino di Sant’Anastasio. Il complesso, documentato dal 1008, fu parzialmente distrutto in età barocca e poi soppresso dal governo napoleonico nel 1802. Nel 1835 il conte Federico Cotti di Ceres e Scurzolengo ne cedette l’ala ovest al Comune di Asti per la costruzione di un collegio delle scuole cittadine. Nel 1860 venne così istituito il Regio Ginnasio, dedicato dapprima a Dante Alighieri e successivamente a Vittorio Alfieri. Fin dai primi anni si sentì l’esigenza di un ampliamento; si procedette quindi a una demolizione ulteriore del complesso, in particolare della chiesa, per far spazio alla moderna costruzione, ampliata dal 1907 su progetto dell’ingegner Losio. Al secondo piano dell’istituto si trova da allora il gabinetto di chimica e fisica, che contiene un invidiabile patrimonio di strumenti e materiali scientifici, alcuni rari e antichi. Il laboratorio è composto da vari ambienti: il primo ammodernato è dedicato alla didattica, mentre a seguire si trovano la ricca collezione di fossili, le antiche teche con animali impagliati, imbalsamati o in vitro, l’aula con i banchi degradanti verso il tavolo degli esperimenti e infine un vero tesoro: un’aula di deposito che custodisce ordinate per tematica le apparecchiature che vengono utilizzate per i vari esperimenti, dalle più moderne a quelle antiche.

  • CUNEO

Complesso “ex Macello” – Dipartimento di scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università di Torino

Quando nel 1800 Napoleone fece demolire le fortificazioni che cingevano Cuneo, l’edificio destinato ad Arsenale d’artiglieria cessò la sua funzione. Nel 1812 l’Arsenale venne destinato a essere utilizzato come mattatoio del bestiame, con l’intento di riunire tutti gli esercizi del commercio della carne della città: al suo interno vennero realizzate 12 botteghe di macelleria con scuderia per il deposito delle bestie da abbattere e relativo granaio di fieno. A fine Novecento il Comune ha avviato un programma di decentramento universitario individuando questo luogo come nuova sede in cui creare un polo scientifico, legato alla vocazione agro-alimentare della provincia, con l’insediamento del corso di laurea in tecnologie alimentari della Facoltà di Agraria dell’Ateneo di Torino. È iniziato quindi un periodo di restauro e ricostruzione del complesso, concluso nel 2003. La visita proposta durante le Giornate FAI condurrà alla scoperta dell’edificio, eccellenza della formazione regionale, dove gli allievi stessi racconteranno come si vive e si studia al suo interno, fra laboratori e attrezzature all’avanguardia utilizzate per formarsi alle professioni del futuro. Lungo il percorso, gli iscritti FAI potranno anche accedere alle antiche ghiacciaie sotterranee.

Conservatorio Ghedini

Palazzo della Torre, composto dall’unione di due diversi corpi di fabbrica, ben distinguibili lungo via Armando Diaz, fu sede del Municipio di Cuneo fino al 1775, quando le funzioni amministrative vennero trasferite nell’ex collegio dei Gesuiti. L’edificio subì diverse trasformazioni interne, ospitando prima il Corpo di Guardia della Piazza per essere poi adattato a sede della scuola primaria e secondaria e, successivamente, a Tribunal du Prèmiere Istance, per poi tornare a essere una semplice Maison et court, in seguito alla concentrazione di tutti gli uffici giudiziari nel Complesso di San Giovanni. Alla fine del 1799, per un anno circa, venne temporaneamente utilizzato come prigione. Dal 1970 il Palazzo ospita la sede del Conservatorio Statale G.F. Ghedini, istituzione cittadina che forma musicisti fin dal 1864, con aule per l’insegnamento e una sala concerti. Le visite proposte durante le Giornate FAI permetteranno di conoscere la storia dell’edificio e consentiranno l’ingresso nelle aule dove i giovani allievi studiano con grandi maestri e tanta passione per affrontare le future carriere, accolti dal Direttore Alberto Borello.

  • NEVIGLIE 

Chiesa di San Giorgio

La Chiesa di San Giorgio fu edificata nel XVI secolo dopo che il vescovo di Alba, in visita pastorale nel 1573, ordinò che la parrocchiale del luogo, dedicata a San Michele, venisse distrutta e riedificata all’interno del borgo. Al suo interno è conservata una tempera su tavola, attribuita al pittore rinascimentale Gian Giacomo de Alladio, noto come Macrino d’Alba, attivo in Piemonte e in Lombardia fra il 1492 ed il 1513. L’opera, riferibile a una fase tarda della produzione del Macrino (datazione fra il 1508 e il 1513), raffigura Lo sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria. Mancano notizie certe sulla committenza: la tradizione la attribuisce ai locali Marchesi Busca, con destinazione all’altare già della parrocchiale intitolata a San Michele (poi sostituita da quella di San Giorgio). Di questo dipinto sono pregevoli, specialmente, la delicatezza del viso di Santa Caterina e il particolare della mano di San Gerolamo che regge il sasso, definito dai critici “un autentico pezzo di bravura”. L’opera è poco conosciuta e merita di essere “scoperta”, e così anche il suo autore.

 

 

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