I giovani agricoltori di Cia puntano sull’accoglienza e chiedono più risorse

I giovani agricoltori di Cia puntano sull’accoglienza e chiedono più risorse
Il presidente provinciale  dell’Agia Luca Marenco.

AGRICOLTURA Luca Marenco, 33 anni, dal 2016 titolare  di un’azienda vitivinicola in località Bergera, a Barolo, è presidente provinciale  dell’Agia, l’organizzazione di Cia-Agricoltori italiani che associa gli imprenditori con meno di 40 anni. Nella Granda sono oltre 300. Gli abbiamo chiesto di raccontarci lo stato di salute delle aziende rurali guidate dai giovani sul  nostro territorio.

«Si è creata parecchia attenzione per il Made in Italy di qualità in ogni settore agricolo. Abbiamo tante eccellenze da proporre e indirizziamo molto del nostro lavoro sull’accoglienza dei turisti. A contatto diretto con i visitatori si può spiegare meglio l’attività. C’è grande interesse a conoscere la cura messa in campo nel percorso produttivo. Con una consapevolezza: dev’essere il prodotto a qualificare l’azienda e non il contrario. Se le persone hanno apprezzato la qualità e il racconto di quanto hai loro presentato, quando tornano a casa ti danno una mano con il passaparola: un’operazione di marketing spesso poco considerata, ma che, invece, rappresenta il primo biglietto da visita di un’azienda».

Avete degli obiettivi sui quali state lavorando?

«Ci sono tante richieste di nuovi insediamenti da parte dei giovani, un buon auspicio per il futuro dell’agricoltura, comparto che sta tornando a essere un punto di riferimento e sul quale le nuove generazioni hanno deciso di metterci la faccia. La Regione ha aperto bandi con contributi per chi vuole investire, ma le risorse paiono non essere sufficienti per coprire le richieste. Bisogna aumentare gli stanziamenti su questo aspetto per dare l’opportunità a tutti gli interessati di accedere al finanziamento».

Come aziende giovani quali impegni vi sentite di assumere per i prossimi anni?

«Proseguire il lavoro sulla strada della qualità delle produzioni, con un occhio rivolto alle nostre radici e alla cultura contadina dei nostri nonni e con l’altro che guarda alla tecnologia, al macchinario o alla pratica capace di portare innovazione e di migliorare le coltivazioni. Dobbiamo assicurare scelte responsabili a livello ambientale nella conduzione delle aziende contribuendo a mitigare, attraverso percorsi produttivi sostenibili, le conseguenze sempre più estreme dei cambiamenti climatici. Le gelate tardive di questi ultimi giorni o il problema della siccità che, nonostante le piogge, non è risolto, sono due esempi preoccupanti di come l’alternarsi delle stagioni si stia modificando dal punto di vista delle condizioni meteo».

Quindi cosa si può fare?

«Bisogna anche adattarsi ai nuovi fenomeni. Sarebbe importante iniziare un lavoro di confronto con le altre regioni italiane dove già hanno impostato strategie per contenere i problemi. Sull’acqua serve una politica di costruzione degli invasi, lavorando tutti insieme».

Quali sono le prospettive per il 2024?

«Sembra un anno ricco di opportunità. Andiamo avanti con fiducia».

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