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Dai quartieri di Bra: Fey sta cercando una sede e pensa alla festa del 2025

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BRA Quello di Vallechiara-Fey è un quartiere braidese importante ma ha un grosso problema da risolvere: attualmente è senza una sede in cui riunire il comitato. La clinica Città di Bra ha richiesto di tornare a utilizzare il locale – situato nei paraggi delle cabine Enel di piazza Spreitenbach – che aveva concesso alcuni anni fa al quartiere per collocarvi la sede. Il presidente e i suoi collaboratori hanno già sottoposto la criticità a entrambi i candidati sindaco durante la campagna elettorale braidese, perché si facciano carico della situazione.

Tra i lavori più recenti effettuati in zona c’è l’asfaltatura di parte di strada Montenero, conclusa da poche settimane mentre resta da risolvere il nodo dell’incrocio tra strada Fey, strada Montepulciano e strada Operti che gli abitanti vorrebbero vedere trasformato in rotatoria.

Vallechiara-Fey copre un territorio molto ampio, che parte dalla Rocca braidese e si estende fino ai confini con il Roero. Immerso nel verde, anche se un po’ periferico, si sviluppa in gran parte lungo la provinciale che porta verso Pocapaglia. Nel perimetro di questo quartiere, all’interno di un grande polmone verde, si trova anche la Zizzola, il monumento simbolo della città.

A detta dei suoi residenti «è una zona che conserva un ritmo di vita gradevole e rilassato». Sergio Provera, noto volontario braidese, che abita a Fey da tantissimi anni, commenta: «Fatti pochi passi, anche a piedi, da ogni casa raggiungi in fretta il centro e sei a contatto con tutti i servizi e i negozi di cui hai necessità; quando però arrivi a casa e ti metti in giardino, respiri un’aria buona e godi davvero di una bella tranquillità».

Come tutti i quartieri, anche Vallechiara-Fey lotta con i problemi tipici dei grandi aggregati urbani: una viabilità che deve sopportare la velocità dei veicoli in transito sui tratti extraurbani; infrastrutture che potrebbero essere migliorate e tutela dell’ambiente, di cui i volontari del comitato si fanno attivi portavoce con gli uffici comunali preposti; ma si fa sentire soprattutto la mancanza di un luogo fisso in cui ritrovarsi e conservare documenti e attrezzature in dotazione al gruppo.

«Il quartiere Fey non può essere ospitato nella Casa delle associazioni di piazza Valfrè, l’ufficio sarebbe troppo lontano da chi deve utilizzarlo», dicono i residenti; il tema è stato dibattuto da molti dei circa 150 presenti dopo la Messa di fine maggio, nella chiesetta del quartiere. Inoltre si vorrebbe anche riprendere l’organizzazione della festa di zona che da qualche anno è “congelata” per la mancanza di uno spazio idoneo, pensare che i festeggiamenti si meritarono una citazione da parte di Giovanni Arpino. Nel romanzo Regina di cuoi, scrisse: «I cappelli di paglia muovevano chiari e fioriti nei prati della festa di Fey». Spiega il presidente Sergio Biffo: «Stiano ragionando con i proprietari degli appezzamenti che sorgono nei paraggi della nostra bella chiesa, sede in cui nacque la tradizionale festa e dove venne organizzata fino agli ormai lontani anni Novanta; oggi però quei prati non sono praticabili». Biffo aggiunge: «Il nostro obiettivo è arrivare a organizzare la festa di Fey targata 2025 proprio nell’area rurale, perché riteniamo che la porzione di piazza Spreitenbach, che abbiamo utilizzato fino a pochi anni fa, non risponda in pieno alle nostre esigenze. Nei prati avremmo standard di sicurezza adeguati e la festa tornerebbe davvero nel cuore del nostro bel quartiere».

Valter Manzone

Il direttivo si è rinnovato, ora il presidente è Sergio Biffo

Non è caduto nel vuoto l’appello che – proprio dalle colonne di Gazzetta – lanciava un anno fa l’allora presidente del comitato del quartiere Fey Piero Saglia, sollecitando un ricambio generazionale nel direttivo. Dallo scorso gennaio si è insediato il nuovo gruppo dirigente. Attualmente al timone del gruppo di volontari che si dedica alla cura di questo grande quartiere della prima periferia braidese c’è Sergio Biffo; con lui ci sono Fiorenzo Botto (vicepresidente), Pierandrea Reviglio (segretario e tesoriere) e i consiglieri Michela Marenco, Roberto Magnone, Roberto Molineris, Andrea Verrua, Massimo Racca, Giancarlo Marenco e Davide Pensacino.

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Il direttivo del Comitato di quartiere Vallechiara Fey

Dice Biffo: «Il direttivo, come gli altri comitati cittadini, vuole essere uno strumento di partecipazione alla vita pubblica, impegnandosi a tutelare gli specifici interessi del nostro territorio. Tutti noi siamo animati da uno spirito propositivo, costruttivo e di collaborazione con il Comune e ci proponiamo di mantenere attivo e aperto il dialogo, soprattutto con i funzionari e gli uffici per valutare i problemi e le esigenze della zona, per cercare, nel limite del possibile, le soluzioni ai problemi che possono insorgere col tempo».

v.m.

La storia della chiesetta costruita dopo l’assedio del 1552

Nel cuore del quartiere Vallechiara si incontra la chiesetta dedicata a Maria Vergine d’Egitto, nota ai braidesi come la Madonna di Fey. Spiega Lino Ferrero (collaboratore di Gazzetta e autore di un libro sulle cappelle braidesi Di prossima pubblicazione): «L’origine della devozione mariana risale al 1552 in seguito a un voto fatto da un capitano d’armi braidese».

In quell’anno Bra e la sua fortezza erano occupate dalle truppe francesi, giunte l’anno prima dopo aver conquistato Chieri e San Damiano d’Asti mentre un esercito con truppe imperiali capitanate da Emanuele Filiberto di Savoia assediò la città, che – fuori dalla roccaforte – era difesa solo da una piccola guarnigione formata da piemontesi e, ovviamente, braidesi.

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«Gli assedianti sfondarono e fecero strage tra i cittadini. Tra chi riuscì a fuggire c’era il capitano Giacomino Brizio che raggiunse la valle di Fey, situata tra i boschi poco fuori dalle mura della città», prosegue Ferrero. «Durante la fuga il capitano Brizio invocò la Madonna e promise, qualora salvo, di erigere in suo onore in quella valle, un luogo in cui la gente potesse pregarla. Raggiunto il rio di Pocapaglia, lo attraversò e scampò al pericolo».

Terminata la guerra Giacomino Brizio si ricordò della promessa fatta alla Vergine durante la sua fuga e innalzò un pilone che dedicò alla Vergine d’Egitto. L’edicola originale venne abbattuta, forse perché cadente, e nel 1697 venne eretta una piccola cappella, sempre dedicata a Maria Vergine d’Egitto che venne benedetta dal priore Gastaldi il 15 settembre di quell’anno. Il campanile venne eretto tra il 1750 e il 1760 e con gli stessi lavori vennero realizzate sacrestia e due cappelle laterali, terminate nel 1759.

v.m.

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