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L’orgoglio per il “nostro campione” ritorna grazie al centenario di Mike

L’orgoglio per il “nostro campione” ritorna grazie al centenario di Mike
RaiPlay

LETTERA AL GIORNALE La cara vecchia Rai, cui tanto sono affezionato, purtroppo è diventata inguardabile. Tuttavia amo guardare vecchie trasmissioni su RaiPlay.

In questi giorni, in occasione del centenario della nascita di Mike Bongiorno (quattro mesi più giovane di mio papà), stanno trasmettendo la prima stagione di Scommettiamo? (1976/1977, in bianco e nero). All’epoca ero un ragazzino di sedici anni e mezzo. Trovate per caso su RaiPlay, ho guardato alcune puntate con l’emozione affamata di chi sfoglia un vecchio album di fotografie rimasto in soffitta per cinquant’anni.

È stato meraviglioso ritrovare le trasmissioni in cui il campione Oscar Barile, studente universitario di Sinio (il “nostro campione” come si diceva a casa nostra), portava sullo schermo tutta la sua scoppiettante e gradevole simpatia: una piemontesità e langhettitudine fatta di semplicità, gesti garbati e sorrisi (alcuni caldi, altri furbi, tutti onesti) ma anche di espressioni in un italiano impeccabile ma vestito di una bellissima inflessione delle nostre parti che tanto piaceva a papà.

A ogni puntata il campione delle nostre parti ne inventava una: una volta ha portato una cesta con vini, tome e tartufi («Neri, neh», ha precisato Barile da buon langhetto), un’altra volta – era Carnevale – un cesto colmo di bugie da distribuire a tutti (rivedi la puntata su RaiPlay), preparate da sua mamma. E, sorpresa, sua mamma e suo padre erano lì, seduti dietro di lui, lei semplice ma con la tipica permanente di quegli anni, lui altissimo. Invitati da Mike ad alzarsi in piedi e raggiungerli, lei più a suo agio da tipica donna di Langa e lui ritroso che pareva domandarsi che ci facesse lì: due sorrisi solari come quelli del figlio.

A casa tutti noi volevamo saperne quanto Oscar Barile, almeno sulla materia di cui era esperto (le nostre Langhe, ovviamente), ma eravamo contenti quando indovinavamo un paio di risposte, e spegnevamo il televisore orgogliosi di quel ragazzo così brillante che abitava in un paese che non conoscevo, il cui nome avevo visto sugli orari delle corriere esposto nella piazza della stazione di Alba, dove abitavo con mamma, papà e la sorella.

In quelle puntate già si vedono la bravura e l’impegno di Oscar Barile per il palcoscenico e la cultura, e la sua passione per il nostro territorio.

Vecchie puntate da vedere. Un’altra Rai, un’altra televisione. Un altro mondo. Altre persone.

 Teresio Asola

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