Ultime notizie

La politica che non si occupa dei problemi perde in fiducia, lo dice il sondaggio di Gazzetta

La politica che non si occupa dei problemi perde in fiducia
Alcuni dei problemi evidenziati dai lettori che hanno aderito al sondaggio di gazzettadalba.it.

IL SONDAGGIO Qual è il rapporto delle persone con la politica (o l’Amministrazione) e quanto è percepito il legame tra le vite e le decisioni che provengono dall’alto?

Lo abbiamo chiesto tramite un sondaggio on-line sul sito gazzettadalba.it al quale hanno risposto liberamente circa 130 persone. La sensazione che più è emersa dall’indagine è legata all’isolamento: molti si dichiarano impotenti o sfiduciati verso la classe dirigente, rinunciando alla possibilità di cambiare e accettando in maniera passiva le dinamiche.

Dalle risposte si percepisce una cittadinanza disillusa, arrabbiata, ma apparentemente priva di volontà di trasformazione. «Da uno a 10, quanto pensi che l’esito di queste elezioni comunali, regionali ed europee possa incidere sul corso della tua vita?», recitava la prima domanda (si veda il grafico a sinistra).

La politica che non si occupa dei problemi perde in fiducia 1
Per i nostri lettori le elezioni non incideranno sulla loro vita: dovevano
dare un voto – da uno a dieci – sul potenziale ruolo dell’8-9 giugno.

La maggioranza ha attribuito un punteggio intermedio, a dimostrazione dell’atteggiamento disilluso circa la possibilità di un mutamento reale delle proprie condizioni.

Soltanto una persona su dieci ha selezionato il punteggio massimo, riponendo nell’esito elettorale ottime speranze. Un elettore su cinque, invece, ha scelto un punteggio compreso tra 0 e 3: in altre parole non nutre fiducia nella possibilità che questa tornata di votazioni possa contribuire alla costruzione di un futuro migliore.

Ma c’è di più: il 65 per cento dei partecipanti si è dichiarato convinto che le persone abbiano perso la fiducia nella classe politica e solo il 3 per cento ha detto il contrario. Ben un lettore su due ritiene che «alle parole dei politici solitamente non corrispondono i fatti».

Circa uno su tre, invece, dice che la politica ha perso fiducia a causa della sua «distanza dalla base sociale»: chi detiene il potere rimane nella sua torre d’avorio, smarrendo il contatto con la realtà e scordando i problemi concreti della gente. Secondo l’8 per cento degli intervistati, infine, il problema principale può essere anche la corruzione.

Spiega infatti una persona: «Sono consapevole che la politica incida sulla mia vita e che dovrei occuparmene, ma il sistema elettorale in cui siamo inseriti tende a premiare chi si mostra più simpatico, brillante e coinvolgente invece di chi è competente, saggio e onesto. È ovvio che in questo modo sale al potere chi non se lo merita. È inutile provare a cambiare le cose dall’alto. Meglio, piuttosto, farlo dal basso».

 Maria Delfino

Il benessere dell’Albese non placa alcuni scontenti: i giovani anelano alla libertà

INTERVISTA Franco Garelli è nato a Bra nel 1945 ed è oggi professore ordinario di sociologia della religione all’Università di Torino.

La politica che non si occupa dei problemi perde in fiducia 2
Franco Garelli

Garelli, perché le persone, anche nella zona di Alba, sembrano nutrire sempre meno fiducia nella politica?

«Il cittadino medio italiano ha la consapevolezza di non essere ben governato, negli ultimi anni la politica non si è dimostrata capace di lungimiranza. Anzi, sembra che la classe dirigente sia impegnata in una continua lotta per il consenso immediato. L’elettore sa che il sistema funziona non su base meritocratica, ma su incentivi, concessioni e interessi particolaristici. E sono in pochi a godere dei privilegi. Inoltre il contesto di instabilità internazionale, le epidemie e i conflitti non aiutano. Le persone si sentono sballottate, tuttavia non per questo in alcune zone di benessere l’atteggiamento di sfiducia è giustificabile».

Cosa intende dire, professore?

«Nelle Langhe e nel Roero esiste un grande benessere materiale, l’economia è trainante e l’occupazione molto elevata, più che nel resto del Paese. Perché allora le persone sono scontente? Verrebbe da pensare che il timore è di perdere le posizioni ottenute, di vedere svanire il proprio privilegio. Dunque, l’insicurezza e la sfiducia appaiono esagerate, la realtà politica ha sicuramente i propri limiti ma nel tempo nell’Albese gli amministratori hanno saputo creare un sistema che in qualche modo funziona. Esistono povertà e disuguaglianza, ma nel complesso il benessere è notevole. Significa che qualcuno ha fatto al meglio il proprio lavoro».

Eppure, il benessere costringe anche a una bassa qualità della vita, con ritmi elevati e frenetici, traffico, inquinamento e tanti altri problemi che la politica talvolta non riesce ad affrontare. Le pare?

«Bisogna ridurre la velocità. È necessario moderare la tensione, accettare il fatto che non sarà possibile girare per sempre ai cento all’ora, altrimenti il motore si guasta. È importante riflettere sul consumo, rendere la vita più sostenibile. Il problema è che molte persone non vogliono ridimensionare gli standard e le aspettative, perché una volta arrivati ai vertici è difficile tornare indietro. Per esempio: negli scorsi week-end ero nelle vostre zone per acquistare del vino. Osservavo alcuni imprenditori vitivinicoli nelle loro aziende, ho pensato che hanno costruito un impero, eppure per nulla al mondo avrei voluto essere nei loro panni. Per queste persone è inimmaginabile lasciare l’azienda, il lavoro è talmente complesso e impegnativo che li rende prigionieri. Se vanno in vacanza, la testa rimane talvolta sul luogo di lavoro. Se non costruiamo un sistema più sostenibile, il rischio è di vivere in cattività. Penso sia per queste ragioni che molti giovani oggi prendono le distanze da questo modo di lavorare, vogliono sentirsi liberi, vogliono sentire che la propria vita può essere fatta anche di altro: non solo di produttività e performance sostenuta ai massimi livelli».  m.d.

Progressisti, centristi e poi conservatori

«Credo nel progresso della società che passa attraverso l’integrazione, l’apertura e l’estensione dei diritti», dice un intervistato nel sondaggio proposto da Gazzetta d’Alba ai lettori on-line.

Aggiunge un altro: «Il mondo è diviso tra individualismo (conservatori) e altruismo/solidarismo (progressisti) con diverse conseguenze sulle scelte politiche: da un lato la competizione e il mercato, dall’altro la solidarietà e l’attenzione ai più deboli».

Secondo le risposte fornite sul sito gazzettadalba.it, il 54 per cento dei partecipanti si dichiara progressista, il 20 conservatore e il 26 centrista. «Occorre migliorare la qualità della vita di tutti», dice un intervistato, e un altro rincara: «Non ha senso rimanere attaccati a un triste passato o fare gli equilibristi tra il bianco e il nero. Meglio pensare al futuro e farlo in ottica inclusiva, senza proteggere tradizioni che non hanno davvero più senso di esistere».

Non mancano tuttavia visioni divergenti, come quella di un intervistato che dichiara: «Sono un progressista diventato moderatamente conservatore, perché i capi progressisti prospettano soluzioni che soddisfano solo la pancia dell’elettorato che li sostiene, senza prospettare vere soluzioni per la collettività nell’attuale momento storico».

Un altro muove una critica diversa: «Non ha senso parlare di progressisti o conservatori, perché poi i singoli o i partiti mostrano incoerenza e si comportano in maniera strumentale, seguendo la convenienza del momento». E c’è chi si colloca in una posizione intermedia: «Il progresso è sempre auspicabile, ma fare tesoro del passato è importante per non dimenticare i molti insegnamenti che provengono da chi è venuto prima di noi».  m.d.

Banner Gazzetta d'Alba