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Prosegue la protesta di Stefano Raffale, l’edicolante di via Vivaro

L'edicolante lamenta una disparità di trattamento rispetto al collega di piazza Duomo; ora Raffale sta meditando se lasciare l'attività

L'edicola di Vivaro lunedì sospende la vendita dei giornali: «Trattati come attività di serie B» 1

ALBA Era inizio marzo quando, dopo anni senza clamori, Stefano Raffale dichiarava di essere arrivato al limite. L’attività della sua famiglia si trova in corrispondenza del passaggio a livello di via Vivaro: è lo storico chiosco-edicola. Ne sono rimasti soltanto due sotto le torri: l’altro è collocato in piazza Risorgimento.

Il precedente di piazza Duomo 

Gianni Rosso, che gestisce quest’ultimo con la moglie, lo scorso anno aveva dato avvio a una protesta contro i costi delle tasse comunali: la Tosap, per l’occupazione del suolo pubblico, alla quale si aggiunge un altro canone di concessione. Dopo aver deciso di non vendere più giornali, era stata trovata dalla Giunta una soluzione, in realtà mai chiarita nello specifico. Rosso ha così ricominciato del tutto con le vendite. In tutto questo periodo, Raffale è rimasto silenzioso. Fino a inizio marzo, quando ha sollevato il problema, parlando di un diverso trattamento tra le due attività. Entrambe erogano lo stesso servizio, a fronte di un calo generale del giro d’affari per l’editoria.

Raffale ha sospeso la vendita di giornali 

Sono passati già tre mesi e la situazione è identica. Dice Raffale: «Continuo con il mio sciopero, senza fare alcun passo indietro. Nei mesi scorsi, qualche rappresentante politico in carica si è fatto avanti, ma alle parole non sono seguiti i fatti purtroppo. Mi è stato pure chiesto di rimandare la questione a dopo il periodo elettorale. Ho scelto di non fermarmi, nel rispetto del mio lavoro e del servizio che da sempre portiamo avanti. Abbiamo subìto una vera disparità di trattamento, a dire il vero senza alcuna motivazione». Oggi il chiosco è aperto solo in certi momenti, per pochi servizi: la vendita di articoli da collezione e le ricariche telefoniche, per esempio. «Lo facciamo per i nostri clienti, che ci chiedono pure di riprendere con i giornali. Si fa fatica a trovare edicole: siamo davvero pochissimi, ma non tutti ricevono aiuti». L’edicolante sta pensando se proseguire o meno con l’attività: «Fino a oggi, sono riuscito a sopravvivere, ma dovrò fare una scelta. Potrei anche rinunciare all’edicola, se questa è la situazione. Certo, a oggi mi sento parecchio scoraggiato per questo silenzio».

Francesca Pinaffo

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