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Abitare il piemontese / La parola della settimana è Mistà

Santino, immaginetta, effige sacra; figura di santo. Individuo magro e deperito; persona immobile e silenziosa

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ABITARE IL PIEMONTESE – C’è una parola piemontese che sa di carta sottile e devozione domestica: mistà. È il santino, l’immaginetta sacra distribuita in santuari e parrocchie, quella figura minuta che attraversa tasche e portafogli e che, per generazioni, ha accompagnato preghiere silenziose e speranze quotidiane. Il dizionario di Sant’Albino la definisce con sobrietà: «Figura di santo stampata; diconsi quelle figure che rappresentano i fatti della Bibbia». Ma il popolo, si sa, non si accontenta delle definizioni: le parole le vive, le attraversa, le reinventa. Bigeuja, santin, imaginëtta.

Così mistà diventa anche persona: magra, esile, quasi trasparente, che suscita tenerezza; oppure figura immobile, muta, come dipinta. Da qui il modo di dire a smìja na mistà, rivolto a chi pare consumato o assorto, con quello sguardo implorante e pio che sembra chiedere indulgenza. Non è sempre un complimento, ecco.

La fantasia piemontese, sempre pronta a dissacrare, rincara: a smìja ȓa mistà ‘d Maria Goretti (somiglia al santino di Maria Goretti) nota per lo sguardo soave oppure ȓa mistà dȓa Madòna con Nosgnoȓ ‘n bȓàss (somiglia all’effige della Madonna con Gesù in braccio), una pietà evocante purezza e sofferenza assoluta che anche la tradizione artistica ha fissato per sempre.

Quanto all’origine, due le strade: la meno probabile la avvicina al “mistico”, al mistero della fede; la più convincente la fa discendere dal latino majestatem, maestà, passata dall’idea di grandezza a quella di immagine divina. Un’evoluzione che racconta bene il passaggio dall’astratto al tangibile, dal concetto all’icona. Si narra che Re Carlo Alberto, profondo credente, fosse un appassionato collezionista di mistà.

Le mistà appaiono anche laiche e sorridenti, nei manifesti elettorali: volti levigati, promesse incorniciate. Somigliano alle antiche, ma con una differenza sottile: le prime chiedevano fede, le seconde consenso. Il piemontese, saggio, osserva con lo sguardo ironico di chi sa distinguere fin troppo bene una mistà dall’altra.

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