AGRICOLTURA – Il tema del diserbo chimico torna al centro del dibattito nel cuore del territorio vitivinicolo piemontese. A sollevarlo è Claudio Conterno, delegato regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte per il settore vitivinicolo, che richiama l’attenzione sull’uso del glifosate e sulle implicazioni per l’intero sistema delle Langhe.
«Nelle Langhe abbiamo fatto un passo indietro: oggi è necessario tornare a prestare la massima attenzione a pratiche come il diserbo, in particolare all’uso del glifosate, perché qui non facciamo solo vino», afferma Claudio Conterno, intervenendo su una questione che intreccia agricoltura, ambiente e sviluppo del territorio.
Secondo il rappresentante di Cia, il vino non può essere considerato un comparto isolato: «Il sistema vino va ben oltre la bottiglia – prosegue – e coinvolge il turismo, l’immagine complessiva del territorio e il valore riconosciuto a livello internazionale di un’area patrimonio Unesco. È una responsabilità che impone scelte coerenti e lungimiranti».
Da qui l’invito a compiere scelte più incisive. «Mi auguro che il Consorzio o la Regione valutino seriamente la possibilità di vietare l’uso del glifosate, almeno nelle vigne più nobili e redditizie, come quelle del Barolo e del Barbaresco. Non basta promuovere bandi per aumentare le superfici idonee alla produzione, occorre indicare una direzione chiara per produrre valore aggiunto per l’intero sistema legato al vino».
Nel suo intervento, Claudio Conterno, già presidente provinciale di Cia Cuneo, non nasconde le difficoltà che attraversano il comparto: «Comprendiamo il calo dei prezzi delle uve e le criticità che interessano alcune denominazioni, come nel caso del Dolcetto, dove la situazione è più complessa. Tuttavia, proprio nei momenti difficili non si può abbassare la guardia: le scorciatoie non sono mai la soluzione».
Un passaggio centrale riguarda l’impatto ambientale delle pratiche agronomiche. «L’uso del glifosate non comporta solo potenziali rischi per la salute, ma incide in modo indiscriminato sulla biodiversità. Le essenze erboree nei filari hanno un valore intrinseco e svolgono una funzione fondamentale nell’equilibrio dell’ecosistema viticolo».
Una scelta, quella di ridurre o eliminare il diserbo chimico, che comporta anche maggiori costi e impegno: «È vero – aggiunge – che rinunciare a certi trattamenti richiede più lavoro, perché significa effettuare maggiori passaggi in vigna e gestire diversamente le criticità. Ma le alternative esistono e vanno percorse, soprattutto in un territorio come il nostro».
Infine, lo sguardo si allarga al ruolo strategico del territorio: «Lavorare per il vino significa lavorare per l’ambiente e per il turismo, che rappresenta una componente sempre più rilevante per l’economia locale. I visitatori che scelgono Langhe e Roero, attratti anche da percorsi cicloturistici ed escursionistici, sono giustamente sensibili alla qualità e alla salubrità del territorio. Lo stesso vale per il vino, con effetti amplificati sull’immagine internazionale. Per questo è fondamentale tutelare la biodiversità: il suo valore va ben oltre i confini della vigna».
Redazione
