Abitare il piemontese / La parola della settimana è Bon pàt

Significa: economico, a buon mercato, a basso prezzo, ma talvolta di mediocre qualità

Abitare il piemontese / La parola della settimana è Barlet 1

di Paolo Tibaldi

ABITARE IL PIEMONTESE – Tempo fa, nella frazione Santa Maria di La Morra, il compianto Oreste Cavallo (cultore appassionato della lingua piemontese e della sua civiltà) ci regalò una preziosa riflessione: «Un conto è dire mì e tì ȓ’oma fa ‘n pàt, un’altra cosa è mì e tì ȓ’oma fa ‘n pat». Nel primo caso, pàt significa patto, accordo; nel secondo, pat allude a una ben più fisiologica flatulenza. Una differenza minima di suono spalanca universi semantici lontanissimi, come ben documentano Silvio Viberti e Primo Culasso nel dizionario Rastlèiȓe dedicato alla parlata di Langa, Roero e Monferrato o come celebra Angelo Manzone nel suo memorabile Cha Cha Cha glottologico.

La parola di oggi è bon pàt, eccezione alla regola perché composta da due termini, inseparabili nel significato. Significa a buon mercato, conveniente, a poco prezzo, ma con una sfumatura che il piemontese custodisce con disarmante sincerità: spesso ciò che è a bon pàt è anche di qualità modesta. A bon pàt ha un valore diverso dalla traduzione economico, quasi a sottintendere un equilibrio tra aspettativa e realtà. Bon deriva dal latino bonus (duonus in forma arcaica): valido, integro. Pàt rimanda probabilmente al latino medievale epactae, termine legato all’idea del pareggiamento e dell’accordo, affine all’italiano patta.

Il contrario? Carestios (costoso), a richiamare la carestia e il peso della spesa. La saggezza popolare mette in guardia con questo proverbio: ëȓ bon pàt o va a cà pȓima dëȓ padȓon, che richiama il noto adagio italiano chi più spende, meno spende. Vale per gli utensili, le scarpe, la casa, i professionisti. Risparmiare troppo oggi rischia di costare doppio domani. Eppure bon pàt custodisce anche un’antropologia dell’essenziale: il sapersi accontentare, quando necessario, senza inseguire sempre il massimo. Una lezione così antica che, proprio per questo, continua a sorprendere.

Banner Gazzetta d'Alba